Martedì della settimana della IV Domenica dopo l'Epifania

Sir 36, 1-19; Sal 32 (33); Mc 6, 1-6a

Abbi pietà di noi, Signore, Dio dell’universo, e guarda, infondi il tuo timore su tutte le nazioni. Alza la tua mano sulle nazioni straniere, perché vedano la tua potenza. Come davanti a loro ti sei mostrato santo in mezzo a noi, così davanti a noi móstrati grande fra di loro. Ti riconoscano, come anche noi abbiamo riconosciuto che non c’è Dio al di fuori di te, o Signore. (Sir 36,1-5)

La preghiera che il popolo di Israele rivolge al Signore gli consente di allargare l’orizzonte, nel momento in cui è pronunciata diventa un’occasione di conversione. Israele sa che la sua salvezza dipende dal Signore e che questa può avvenire nella misura in cui gli altri popoli non entrano in guerra con lui. Quella che poteva essere una semplice invocazione per richiedere al Signore di «stare dalla propria parte» diventa però un’invocazione per la salvezza di ogni altro popolo. Israele chiede che anche gli altri popoli possano conoscere il Signore, quindi in qualche modo che anche gli altri popoli abbiano in dono ciò che loro hanno ricevuto per primi. La pace si può stabilire non solo sulle logiche umane, ma si fonda per sempre nel momento in cui tutti sono in grado di riconoscere la propria somiglianza perché tutti legati al Signore.
Ciascuno può purificare nello stesso modo la propria preghiera, facendo sì che le occasioni di difficoltà determinate dalle altre persone siano poste davanti al Signore in modo positivo, trasformandole in momenti in cui pregare per la salvezza di tutti.

Preghiamo

Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.
Il Signore guarda dal cielo:
egli vede tutti gli uomini.

dal Salmo 32 (33)

 

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