Sabato della V settimana di Pasqua

At 18,1-18a; Sal 46; 1Cor 15,35-44a; Gv 13,12a.16-20

Una notte, in visione, il Signore disse a Paolo: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male; in questa città io ho un popolo numeroso». Così Paolo si fermò un anno e mezzo, e insegnava fra loro la parola di Dio. (At 18,9-11)

Paolo si è dato tanto da fare per il Vangelo, indubbiamente. Ma – va detto – lo Spirito di Dio ci pensava già e agiva già, ancor prima dei viaggi missionari dell’apostolo. E mentre la voce dall’alto accompagna con parole di consolazione le fatiche e anche le delusioni di Paolo, il Signore ricorda all’apostolo e a noi che le sue vie ci precedono. A Corinto Dio ha già «un popolo numeroso», una comunità che gli appartiene, anche se i missionari ancora non se ne rendono conto. Paolo deve semplicemente continuare la sua opera, con fiducia e senza lasciarsi vincere dai giustificati timori che lo attraversano, perché Dio gli è vicino e perché lo Spirito era già presente e attivo ancor prima del suo arrivo. Fidarsi più di Dio che della nostra capacità organizzativa non significa disimpegno né accontentarsi della sufficienza minima: significa semmai non ritenersi padroni dell’evangelizzazione né indispensabili attori del regno di Dio. Ed è proprio consolante.

Preghiamo

La via di Dio è perfetta,
la parola del Signore è purificata nel fuoco;
egli è scudo per chi in lui si rifugia.
Infatti, chi è Dio, se non il Signore?
O chi è roccia, se non il nostro Dio?

(Sal 18,31-32)

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