Mercoledì della settimana della II Domenica dopo Pentecoste

Es 12, 35-42; Sal 79 (80); Lc 5, 33-35

La permanenza degli Israeliti in Egitto fu di quattrocentotrent’anni. Al termine dei quattrocentotrent’anni, proprio in quel giorno, tutte le schiere del Signore uscirono dalla terra d’Egitto. Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dalla terra d’Egitto. Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore per tutti gli Israeliti, di generazione in generazione. (Es 12,40-42)

Il periodo di permanenza in Egitto è assai vasto. Tanto lungo da parere eterno, come se quella situazione fosse permanente, impossibile da mutare. Eppure, in un giorno tutto muta, una notte di attesa spalanca una vita nuova.
Quel cambiamento repentino si distende sulla storia futura, dona libertà a tutte le generazioni che verranno. Per questo motivo è necessario tornare con la memoria a quell’evento, celebrarlo di anno in anno.
Ogni credente vive in questa dinamica, può godere pienamente della libertà che gli è donata dal Signore nella misura in cui è in grado di farne memoria. I riti e i sacramenti sono l’occasione per rendere attuale il dono del Signore, perché consentono di rendere presente la salvezza da lui donata. Inoltre, ciascuno può esercitarsi a fare memoria di come la vicinanza del Signore si è concretamente manifestata nella sua vita, così da intendere il tempo non una successione insensata di momenti, ma la una storia significativa.

Preghiamo

Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
Le hai preparato il terreno,
hai affondato le sue radici
ed essa ha riempito la terra.

Dal Salmo 79 (80)

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