Sabato in albis depositis

At 3,12b-16; Sal 64; 1Tm 2,1-7; Gv 21,1-14

«Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto». (At 3,13-14a)

Curioso che le parole che Pietro rivolge al popolo contengano, in questo breve brano, due volte la sottolineatura del “rinnegamento”, che è proprio il termine che spesso associamo a Pietro, quando aveva abbandonato il suo Maestro, sconvolto dal timore di poter subire la sua stessa sorte, tre volte dichiarando di non conoscerlo. Ci ritroviamo spesso a “rinnegare”, cioè a chiudere gli occhi e a operare scelte tese a difendere le nostre prospettive, a scapito di altri, a scapito della verità, a scapito della giustizia. Siamo a volte fragili, forse impauriti, magari anche opportunisti, e svendiamo quanto più ha valore, pur di non correre rischi. Pietro non fa mistero di questa fallimentarietà, che ha sperimentato per sé e che sa abitare il cuore di tutti: e dichiara però che la triste sorte di Gesù si è fatta gloria! Quel rinnegamento – dirà con chiarezza alla fine di questo discorso – può persino trasformarsi in “benedizione”, in vita nuova e luminosa. Insomma, ci si può redimere, per grazia. Ci crediamo?

Preghiamo

Il Signore si ricorda di noi, ci benedice:
benedice la casa d’Israele,
benedice la casa di Aronne.
Benedice quelli che temono il Signore,
i piccoli e i grandi.

(Sal 115,12-13)

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