Giovedì della settimana della V Domenica dopo Pentecoste

Dt 31, 14-23; Sal 19 (20); Lc 8, 22-25

Mosè scrisse quel giorno questo cantico e lo insegnò agli Israeliti. Poi comunicò i suoi ordini a Giosuè, figlio di Nun, e gli disse: «Sii forte e coraggioso, poiché tu introdurrai gli Israeliti nella terra che ho giurato di dar loro, e io sarò con te». (Dt 31,22-23)

La grandezza di Mosè è confermata nel momento più doloroso, quando riceve dal Signore la comunicazione che lui non sarebbe entrato nella terra promessa, ma che in seguito alla sua morte Giosuè avrebbe assunto la guida del popolo di Israele. Mosè non si rammarica per il suo destino personale, ma considera che la sua missione sarà portata a termine e così si rallegra per la destinazione dell’intero popolo. Infatti, dice addirittura a Giosuè che anch’egli sarà presente in quel giorno di vittoria.
Mosè ha inteso la sua esistenza a partire dal compito specifico che gli era attribuito dal Signore e a partire da questo ha trovato il suo senso. Si tratta di un’indicazione preziosa per tutti: riuscire a individuare la pienezza della propria vita non a scapito di ciò che accade agli altri, ma in ragione della dimensione collettiva, in virtù del fatto che tutti si è accomunati dalla destinazione buona donata dal Signore, alla quale ciascuno può dare il proprio apporto decisivo.

Preghiamo

Ti risponda il Signore nel giorno dell’angoscia,
ti protegga il nome del Dio di Giacobbe.
Ti mandi l’aiuto dal suo santuario
e dall’alto di Sion ti sostenga.

dal Salmo 19 (20)

 

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