Giovedì della III settimana di Avvento

Ger 7,1-11; Sal 106 (107); Zc 8,10-17; Mt 16,1-12

«Guardatevi invece dal lievito dei farisei e dei sadducei». (Mt 16,11)

Gesù stava compiendo molti miracoli, ma farisei e sadducei ne vogliono uno strepitoso, che provi la sua identità messianica. L’evangelista Matteo ribadisce altre richieste per segni spettacolari, all’inizio del suo ministero, con le tentazioni di Satana nel deserto (4,1-11), poi in 12,38 e anche in 27,42 là ai piedi della croce. Il segno che invece Gesù conferma è la sua predicazione unita al dono di sé, della sua passione morte e risurrezione. Il lievito dei farisei, ossia la loro dottrina, il modo di vivere il rapporto con Dio incentrato sull’obbedienza formale alla Legge e l’intendere l’opera del Messia in termini puramente terreni, politici e mondani, ostacola l’accoglienza e il riconoscimento di Cristo come Figlio di Dio. Ciò che Gesù compie è stato preannunciato dalle Scritture. Gesù mette in guardia i suoi discepoli da questa falsa interpretazione della Torah impedendo di fatto la fedeltà a lui.

Preghiamo

Tu, Signore Dio,
trattami come si addice al tuo nome:
liberami, perché buona è la tua grazia.

Dal Salmo 108,21

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