Santi Protaso e Gervaso

Sap 3, 1-8; Sal 112 (113); Ef 2, 1-10; Lc 12, 1b-8

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento li toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace. (Sap 3,1-3)

Quanto affermato nel libro della Sapienza corrisponde a ciò che è stato vissuto dai martiri Gervaso e Protaso, ma anche a ciò che ogni cristiano può vivere, nella misura in cui intende la sua esistenza come testimonianza del vangelo.
Si tratta di una conversione costante, da costruire passo passo: è in gioco una trasformazione della prospettiva con la quale si considera l’intera realtà e quindi la propria esistenza. Non solo la morte fisica – ma ogni momento nel quale è necessario fare spazio all’altro tramite la rinuncia alla propria potenza è l’occasione nella quale rendere attuale quanto vissuto da Gesù. È possibile esercitarsi per realizzare quello sguardo sulla realtà anche quando si valuta quanto avviene nel mondo: quante volte si è in grado di valorizzare chi spende la propria vita donandola piuttosto che coloro che realizzano successi e potere?

Preghiamo

Solleva dalla polvere il debole,
dall’immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i prìncipi,
tra i prìncipi del suo popolo.
Fa abitare nella casa la sterile,
come madre gioiosa di figli.

Dal Salmo 112 (113)

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