Martedì della settimana della IX Domenica dopo Pentecoste

2Sam 6, 1-15; Sal 131 (132); Lc 11, 5-8

L’arca del Signore rimase tre mesi nella casa di Obed-Edom di Gae il Signore benedisse Obed-Edom e tutta la sua casa. Ma poi fu detto al re Davide: «Il Signore ha benedetto la casa di Obed-Edom e quanto gli appartiene, a causa dell’arca di Dio». Allora Davide andò e fece salire l’arca di Dio dalla casa di Obed- Edom alla Città di Davide, con gioia. Quando quelli che portavano l’arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli immolò un giovenco e un ariete grasso. (2Sam 6,11-13)

L’arca dell’alleanza giunge finalmente al centro del regno di Israele, nella città di Davide. L’arca, segno tangibile della presenza del Signore, aveva accompagnato il cammino verso la terra promessa e ora non può stare in un luogo secondario.
Il popolo non potrà trovare altra ragione per il suo essere unito che la presenza del Signore: non le forze personali, né le proprie abilità, è la presenza del Signore che garantisce e sostiene ogni altro aspetto della vita.
Perché si arrivi a questa consapevolezza Davide e tutto il popolo devono fare un cammino, nel quale diventare consapevoli di quello che è il centro della loro esistenza. Quello stesso percorso spirituale che ciascuno può costruire, giorno per giorno, verificando in quale modo sia in grado di attribuire al Signore la centralità nella sua esistenza, così da riconoscere ogni altro aspetto come buono in quanto proveniente da Lui.

Preghiamo

«Non entrerò nella tenda in cui abito,
non mi stenderò sul letto del mio riposo,
finché non avrò trovato un luogo per il Signore,
una dimora per il Potente di Giacobbe».

dal Salmo 131 (132)

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