Mercoledì della V settimana di Pasqua

At 15,36-16,3.8-15; Sal 99; Gv 12,20-28

Paolo disse a Bàrnaba: «Ritorniamo a far visita ai fratelli in tutte le città nella quali abbiamo annunciato la parola del Signore, per vedere come stanno». Bàrnaba voleva prendere con loro anche Giovanni, detto Marco, ma Paolo riteneva che non si dovesse prendere uno che si era allontanato da loro. (At 15,36-38a)

Leggere gli Atti cercandovi segni per illuminare il nostro cammino di oggi non vuol dire guardare alla “comunità perfetta” da imitare, perché mai c’è stata una Chiesa che non fosse insieme santa e peccatrice. Così possiamo guardare con serenità anche a questa pagina in cui si crea un dissenso tale tra i due primi missionari, Bàrnaba e Paolo, al punto di doverne osservare la dura separazione: ciascuno sceglie un nuovo compagno di viaggio e prende una direzione differente. Potremmo anche dire che questo passaggio difficile ha permesso il raddoppiarsi del numero dei viaggiatori in nome del Vangelo, e ha consentito alla Parola di raggiungere anche Cipro. Possiamo così anche accettare che ci siano fatiche tra noi, dissensi che non vanno per forza uniformati, ma che possono dar luce a esperienze differenti e non per questo divergenti. Si può essere “diversi” nell’unica sequela di Gesù, si possono coltivare affinità e sensibilità non univoche senza per questo allontanarsi dall’originalità insuperabile del Vangelo? Gli Atti sembrerebbero dirci di sì…

Preghiamo

Custodiscimi come pupilla degli occhi, o Dio,
all’ombra delle tue ali nascondimi.

(Sal 17,8)

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