Mercoledì della settimana della penultima Domenica dopo l'Epifania

Sap 13, 1-9; Sal 52 (53); Mc 11, 12-14. 20-25

Davvero vani per natura tutti gli uomini che vivevano nell’ignoranza di Dio, e dai beni visibili non furono capaci di riconoscere colui che è, né, esaminandone le opere, riconobbero l’artefice. Ma o il fuoco o il vento o l’aria veloce, la volta stellata o l’acqua impetuosa o le luci del cielo essi considerarono come dèi, reggitori del mondo.  (Sap 13,1-2)

In ogni tempo il pericolo dell’idolatria affligge l’umanità: è facile ridurre Dio alla propria portata, ritenendo una divinità qualcosa che lui ha creato, sia che si tratti degli elementi naturali, come avveniva nell’antichità, oppure, nella sua forma più raffinata, dei frutti dell’intelligenza dati dalla scienza e dalla tecnica che aiutano ad affrontare il presente.
Il cristiano non rifiuta nulla di ciò che è creato, proprio perché riconosce che tutto ha valore dal momento che Dio si è fatto carne e ha dato valore al creato e all’intelligenza umana; al contempo è capace di stabilire che quel valore è sempre relativo, cioè capace di riportare al creatore, lasciando così ciascuno libero di riferirsi a lui senza dover dipendere da nulla di ciò che è terrestre, neppure dal prodigio più sorprendente dell’intelligenza umana.

Preghiamo

Lo stolto pensa: «Dio non c’è».
Sono corrotti, fanno cose abominevoli:
non c’è chi agisca bene.
Dio dal cielo si china sui figli dell’uomo
per vedere se c’è un uomo saggio,
uno che cerchi Dio.

dal Salmo 52 (53)

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