Lunedì della III settimana di Avvento

Ger 3,6a;5,15-19; Sal 101 (102); Zc 3,6.8-10; Mt 13,53-58

«Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita… Ed era per loro motivo di scandalo». (Mt 13,54. 57)

Lecito lo stupore davanti al sapiente insegnamento di Gesù, che poteva far giungere ragionevolmente i nàzaretani alla fede in lui come Figlio di Dio. Non condivisibile invece il secondo sentimento che provano, lo scandalo, perché nasce da diverse aspettative riguardo all’atteso Messia glorioso. Condizioni troppo umili e già note quelle del figlio di Maria e del falegname! Davanti ai loro occhi stava germogliando la vita in persona e non la riconoscono perché irrigiditi nei loro schemi mentali. Accade proprio così: quante volte i nostri pregiudizi offuscano la vista, impediscono di leggere e capire con l’intelligenza dello Spirito che ciò che sta avvenendo corrisponde al disegno del Padre. Qui l’inciampo che ci fa errare: “capire” con la testa, senza “comprendere” nella vita che Dio, perché incarnato, opera come e dove vuole. Il risultato è amaro per lo stesso Gesù: la mancanza di fede dei suoi compaesani.

Preghiamo

L’uomo: come l’erba sono i suoi giorni!
Come un fiore di campo, così egli fiorisce.
Ma l’amore del Signore è da sempre,
per sempre su quelli che lo temono.

Dal Salmo 102,15.17a

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