Martedì della III settimana di Avvento

Ger 3,6a;5,25-31; Sal 102 (103); Zc 6,9-15; Mt 15,1-9

«Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini». (Mt 15,8-9)

Gesù cita il profeta Isaia per dimostrare a scribi e farisei come siano bravi ad adempiere alle Scritture, continuando a portare avanti la “vostra tradizione”, a discapito della stessa Parola di Dio e dei suoi comandamenti. Avere una tradizione religiosa, ossia quel complesso di precetti, riti e consigli di uomini che interpretano la Legge per il proprio tornaconto personale e distolgono dall’essenziale, vivere un’osservanza formalistica, celebrare il culto a Dio in modo superficiale che non afferra la persona fin nel profondo del proprio cuore, che passa attraverso le proprie decisioni e scelte di vita. Richiamando il quarto comandamento Gesù sottolinea che il vero onore verso Dio passa attraverso il servizio all’uomo e che, dunque, il comandamento dell’amore riassume tutta la Legge. Non donne e uomini della “religione e del precetto” ma donne e uomini “della fede” in Cristo che viene a indicarci come si adempie alla volontà di Dio: nella carità verso di lui e il prossimo.

Preghiamo

Tu, Signore Dio,
trattami come si addice al tuo nome:
liberami, perché buona è la tua grazia.

Dal Salmo 108,21

 

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