Giovedì della V settimana di Avvento

Ger 31,1-7; Sal 104 (105); Zc 14,1-11; Mt 23,1-12

«Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato». (Mt 23,11-12)

Gesù condanna duramente scribi e farisei che usano la relazione con Dio per prevaricare sul popolo con un legalismo oppressivo a proprio vantaggio personale. La fede in Dio non è costituita da atti religiosi che garantiscono l’esecuzione e il rispetto di norme e leggi, dimenticando che la fede è anzitutto gioia, pace, speranza, misericordia, ecc. L’impegno prioritario è scoprire il volto di Dio nell’ascolto delle Scritture, nella preghiera e nell’esercizio della carità fraterna. L’altro atteggiamento che Gesù rimprovera è senza dubbio quello dell’incoerenza: “dicono e non fanno”, come anche il mostrarsi in atti religiosi bigotti o esibizionisti al solo fine di conquistare privilegi sociali o politici. L’autorità che Cristo propone e insegna alle folle che ascoltano la sua predicazione ha lo scopo di indicare il servizio come criterio del dono di sé gratuito, non certo quello dell’autoritarismo dei farisei.

Preghiamo

Veramente Cristo verrà, recandoci pietà e misericordia;
verrà la nostra salvezza, spezzando il giogo
che ci opprimeva.

dalla Liturgia

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