Giovedì della settimana della III Domenica dopo l'Epifania

Sir 44, 1; 49, 4-7; Sal 75 (76); Mc 5, 1-20

Lasciarono infatti il loro potere ad altri, la loro gloria a una nazione straniera. I nemici incendiarono l’eletta città del santuario, resero deserte le sue strade, secondo la parola di Geremia, che essi però maltrattarono, benché fosse stato consacrato profeta nel seno materno, per estirpare, distruggere e mandare in rovina, ma anche per costruire e piantare.  (Sir 49,5-7)

La condanna nei confronti del popolo di Israele è chiara: non è stato in grado di custodire l’alleanza, ritenendo fosse troppo esigente seguire il Signore e quindi preferendo mettersi al seguito di altre potenze. Così la voce di Geremia viene respinta, ritenuta troppo esigente nel richiamare alla fedeltà al Signore. In quel modo, però, viene persa ogni possibilità di vivere pienamente, costruendo, anche con fatica, una vita che continua.
In quale caso avviene lo stesso nella vita dei cristiani? Quali sono le situazioni nelle quali si preferisce non ascoltare le voci esigenti di chi sarebbe in grado di portare a costruire una vita piena, estirpando ciò che le è dannoso?

Preghiamo

Sbigottita tace la terra,
quando Dio si alza per giudicare,
per salvare tutti i poveri della terra.
Persino la collera dell’uomo ti dà gloria;
gli scampati dalla collera ti fanno festa.

dal Salmo 75 (76)

 

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