Martedì della VI settimana di Pasqua

At 19,21-20,1b; Sal 148; Gv 14,1-6

Paolo decise nello Spirito di attraversare le Macedonia e l’Acaia e di recarsi a Gerusalemme, dicendo: «Dopo essere stato là, devo vedere anche Roma». Inviati allora in Macedonia due dei suoi aiutanti, Timòteo ed Erasto, si trattenne ancora un po’ di tempo nella provincia di Asia. (At 19,21-22)

Lo slancio di Paolo sembra inarrestabile, il suo impegno missionario instancabile. Viaggia, incontra, parla, convince, suscita ostilità, raccoglie adesioni alla Via, accompagna, segue, si mantiene vicino alle sue comunità. Tra tante città visitate, anche più volte, gli resta il desiderio di giungere anche al cuore dell’impero, a Roma, e adoperarsi per la diffusione della Buona Notizia anche là: lo annuncia ai suoi collaboratori e si prepara a organizzare il suo viaggio proprio da Gerusalemme, là dove tutto è accaduto. A Roma, poi, Paolo giungerà, ma lo farà in catene, da prigioniero, e non sarà lui a portare l’Evangelo, ma sarà accolto e accompagnato dalla comunità cristiana che lì era già cresciuta, anche senza Paolo. È una delle tante immagini con cui le Scritture ci ricordano che lo Spirito ci precede e agisce anche al di là di noi, sorprendendoci, anticipandoci. E questa è la nostra sicurezza, ben più fondata delle nostre pur lodevoli capacità organizzative.

Preghiamo

Il Signore è mia forza e mio scudo,
in lui ha confidato il mio cuore.
Mi ha dato aiuto: esulta il mio cuore,
con il mio canto voglio rendergli grazie.

(Sal 28,7)

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