Sabato della settimana della V Domenica dopo Pentecoste

Lv 25, 1-17; Sal 98 (99); Rm 13, 11-14; Lc 7, 20-23

Il Signore parlò a Mosè sul monte Sinai e disse: «Parla agli Israeliti dicendo loro: “Quando entrerete nella terra che io vi do, la terra farà il riposo del sabato in onore del Signore: per sei anni seminerai il tuo campo e poterai la tua vigna e ne raccoglierai i frutti; ma il settimo anno sarà come sabato, un riposo assoluto per la terra, un sabato in onore del Signore. Non seminerai il tuo campo, non poterai la tua vigna. Non mieterai quello che nascerà spontaneamente dopo la tua mietitura e non vendemmierai l’uva della vigna che non avrai potata; sarà un anno di completo riposo per la terra. Ciò che la terra produrrà durante il suo riposo servirà di nutrimento a te, al tuo schiavo, alla tua schiava, al tuo bracciante e all’ospite che si troverà presso di te; anche al tuo bestiame e agli animali che sono nella tua terra servirà di nutrimento quanto essa produrrà. (Lv 25,1-7)

Per Israele l’osservanza del sabato è di prima importanza. Ora quella legge viene estesa anche alla terra: come ogni israelita ogni sette giorni, anche la terra dovrà riposare ogni sette anni. Lasciare che per un anno il proprio sostentamento non dipenderà dal proprio lavoro, ma dalla benevolenza del Signore, che dà gratuitamente, è un atteggiamento che aiuta a riscoprire i legami comunitari come fraterni: tutti, indistintamente, potranno godere dei benefici del Signore, non vi saranno differenze date dalle risorse personali o della fortuna toccata in sorte. 
Il riposo sabbatico della terra è un elemento decisivo ancora oggi: si tratta di riconoscere l’ambiente come un dono del quale tutti devono poter godere. Come rendere questo un fatto reale?

Preghiamo

Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti alla sua santa montagna,
perché santo è il Signore, nostro Dio!

dal Salmo 98 (99)

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