Sabato della II settimana di Pasqua

At 5,17-26; Sal 33; 1Cor 15,12-20; Gv 3,31-36

Un angelo del Signore aprì le porte del carcere, li condusse fuori e disse: «Andate e proclamate al popolo, nel tempio, tutte queste parole di vita». Udito questo, entrarono nel tempio sul far del giorno e si misero a insegnare. (At 5,19-21a)

In questa pagina degli Atti, sembra che i fatti che accadono a Gerusalemme, attorno agli apostoli, si stendano con un’inevitabile serenità e sicurezza sulla vita della città; sembra che nulla possa opporsi alla corsa che la Parola compie nel cuore e nella vita di tante persone. Ci sono “parole di vita” che non rimangono nascoste, non sono rinchiudibili in nessuna cella, non sono escludibili dalla storia del mondo, e nessuna ostilità ha la forza per spegnerne l’ardore. Nel cuore della città, al tempio, i discepoli di Gesù tornano convinti, incuranti delle minacce ricevute e delle prevedibili conseguenze: è come se la gente e l’annuncio di Gesù non potessero in ogni caso rimanere separati. Chissà quanta forza avrebbero le nostre Chiese, se confidassimo anzitutto in questa intrinseca irriducibilità del Vangelo; se ci fidassimo dello Spirito di Dio, più che non delle nostre strategie; se fossimo preoccupati più della nostra fedeltà a quelle parole di vita, che non del successo e del risultato delle nostre iniziative…!

Preghiamo

La mia parola non è ancora sulla lingua
ed ecco, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.

(Sal 139,4-5)

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