Venerdì della settimana della I Domenica dopo Pentecoste

Es 4, 10-17; Sal 98 (99); Lc 4, 42-44

Mosè disse al Signore: «Perdona, Signore, io non sono un buon parlatore; non lo sono stato né ieri né ieri l’altro e neppure da quando tu hai cominciato a parlare al tuo servo, ma sono impacciato di bocca e di lingua». Il Signore replicò: «Chi ha dato una bocca all’uomo o chi lo rende muto o sordo, veggente o cieco? Non sono forse io, il Signore? Ora va’! Io sarò con la tua bocca e ti insegnerò quello che dovrai dire».  (Es 4,10-12)

Il problema posto da Mosè è del tutto legittimo: come è possibile parlare a nome del Signore se non si è in grado di parlare efficacemente? Mettendo davanti al Signore una difficoltà evidente, Mosè sta però mettendo in dubbio la possibilità stessa che si possa realizzare quanto il Signore ha promesso: la liberazione di tutto il popolo dalla schiavitù.
Proprio attraverso questa difficoltà e il suo superamento il Signore offre già una traccia per comprendere come si costruisca l’alleanza con lui: non è possibile anteporre alcuna difficoltà alla realizzazione della sua promessa, perché questa non è affidata alle forze umane. Si tratta piuttosto di riconoscere che il Signore apre sempre strade nuove, nella misura in cui tutto ha origine da lui, lui assicurerà anche il modo per portare a compimento. Nel caso di Mosè la soluzione corrisponderà all’aiuto dato dal fratello Aronne, non un intervento prodigioso, ma la collaborazione con la persona che gli è più vicina.
Una traccia per tutti: la possibilità di superare i limiti è donata dal Signore tramite l’intervento di sorelle e fratelli. Egli invita a non sottrarsi dal realizzare con lui grandi cose, ma consente di farlo aprendo l’orizzonte, scoprendo che non chiede azioni solitarie.

Preghiamo

Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti,
invocavano il Signore ed egli rispondeva.
Parlava loro da una colonna di nubi:
custodivano i suoi insegnamenti
e il precetto che aveva loro dato.

Dal Salmo 98 (99)

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