Venerdì della settimana della II Domenica dopo la Dedicazione

Ap 18, 9-20; Sal 98 (99); Gv 14, 2-7

Tutti i comandanti di navi, tutti gli equipaggi, i naviganti e quanti commerciano per mare si tenevano a distanza e gridavano, guardando il fumo del suo incendio: «Quale città fu mai simile all’immensa città?». Si gettarono la polvere sul capo, e fra pianti e lamenti gridavano: «Guai, guai, città immensa, di cui si arricchirono quanti avevano navi sul mare: in un’ora sola fu ridotta a un deserto! Esulta su di essa, o cielo, e voi, santi, apostoli, profeti, perché, condannandola, Dio vi ha reso giustizia!». (Ap 18,17-20)

Il libro dell’Apocalisse presenta la grande distruzione della città di Babilonia. Con essa descrive la sorte di una città nella quale i suoi componenti abbiano a cuore solo il proprio interesse, rifiutando Dio, dunque distruggendo il legame con i fratelli. Le parole di chi assiste a quello spettacolo mostrano però che il giudizio di Dio su una città malvagia non corrisponde alla vendetta ma, al contrario, è il momento in cui si manifesta la giustizia.
Già in quelle parole si nasconde un seme di speranza: non tutto è perduto, c’è chi ha scelto di non seguire la logica perversa del possesso, non tutto è destinato alla distruzione, ma è possibile vivere scegliendo la giustizia.

Preghiamo

Il Signore regna: tremino i popoli.
Siede in trono sui cherubini: si scuota la terra.
Grande è il Signore in Sion,
eccelso sopra tutti i popoli.

Dal Salmo 98 (99)

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