Venerdì della settimana della II domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

1Pt 4, 12-19; Sal 10 (11); Lc 17, 22-25

Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida o ladro o malfattore o delatore. Ma se uno soffre come cristiano, non ne arrossisca; per questo nome, anzi, dia gloria a Dio. (1Pt 4,15-16)

Pietro sta parlando a una comunità perseguitata, ma il suo ragionamento può essere esteso a ogni forma di sofferenza: spesso, davanti al male per il quale non si riesce a trovare spiegazione, si è portati a rovesciare su sé la colpa di quanto accade pur di dargli un senso. Il cristiano fonda la sua fede sulla sicurezza che Dio non vuole la sofferenza e il dolore, a partire dal fatto che Gesù ha dato la vita per salvare ogni persona. Pertanto anche il modo in cui la sofferenza è vissuta cambia: non il motivo per chiudersi in sé, né per provare vergogna, ma l’occasione per verificare in profondità se il proprio stile è quello del vangelo.

Preghiamo

Quando sono scosse le fondamenta,
il giusto che cosa può fare?
Ma il Signore sta nel suo tempio santo,
il Signore ha il trono nei cieli.
I suoi occhi osservano attenti,
le sue pupille scrutano l’uomo.

Dal Salmo 10 (11)

 

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