Lunedì della V settimana di Pasqua

s.-Vittore
Le notizie più antiche su san Vittore ci vengono da sant’Ambrogio che lo ricorda assieme ai martiri Nabore e Felice. Soldati, di origine nord-africana, erano venuti a Milano per servire nell’esercito dell’imperatore Massimiano, e qui si erano convertiti al cristianesimo. Nel 303, durante la persecuzione di Diocleziano, l’imperatore decise l’epurazione dell’esercito. I tre soldati, che avevano disertato per non obbedire a Diocleziano, furono catturati e condannati alla decapitazione. La sentenza venne eseguita a Lodi. Dopo l’editto di Costantino, i corpi dei tre martiri vennero trasportati trionfalmente a Milano.
Tanta fu la devozione di sant’Ambrogio per san Vittore che alla morte del fratello Satiro volle seppellirlo presso il sepolcro del martire. Un’altra fonte, ma di dubbio valore storico, sono gli Atti che risalgono al secolo VIII, in cui si tramandano i particolari leggendari del martirio di Vittore: trascinato dapprima nell’ippodromo del Circo, posto nei pressi di Porta Ticinese, al suo rifiuto di sacrificare agli dei, fu flagellato e poi condotto nel carcere nei pressi di Porta Romana dove subì atroci torture. Dal carcere riuscì a fuggire nascondendosi in una stalla nei pressi di Porta Vercellina, dove fu scoperto, condotto in una vicina selva di olmi e decapitato. Il vescovo san Materno dopo sette giorni trovò il corpo vigilato da due fiere e gli diede degna sepoltura vicino al luogo in cui aveva subìto il martirio.
Le peregrinazioni ricordate negli Atti sarebbero state inventate per giustificare le numerose chiese antiche di Milano dedicate a san Vittore. Varese onora il martire Vittore come suo patrono.
 

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