Il presidente della Cei, inviato da papa Francesco, ha incontrato il patriarca Kirill e ha presieduto una celebrazione eucaristica con la comunità cattolica

di Riccardo Benotti
Agensir

Il cardinale Zuppi durante la Messa a Mosca (foto Ansa / Sir)
Il cardinale Zuppi durante la Messa a Mosca (foto Ansa / Sir)

«La tenerezza inizia dai bambini, dai piccoli, dai vulnerabili, dalle vittime innocenti di una violenza ingiusta, tanto più grande di loro, inaccettabile sempre ancora di più perché coinvolge chi non può difendersi. Il loro dolore, spesso nascosto nelle ferite profonde del cuore, chiede l’impegno di tutti perché trovino consolazione e protezione». Così il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nell’omelia della celebrazione eucaristica con la comunità cattolica a Mosca, che ha fatto seguito all’incontro con il Patriarca Kirill nella seconda giornata della missione di pace in Russia (leggi qui).

Il cardinale Zuppi e il patriarca Kirill al Patriarcato di Mosca (foto Patriarcato di Mosca)

Per il cardinale, «non è un sogno ingenuo, ma un impegno e un dovere umano e cristiano, indispensabile perché ci sia il futuro. Pace e giustizia si nutrono l’una dell’altra e hanno bisogno l’una dell’altra. Insegnaci, Signore, a professare come Pietro la fede in te, a amare l’unità e annunciare il Vangelo a tutti, a riconoscerti nostra salvezza da cui nessuno ci potrà mai separare – ha detto – per essere pietre vive della chiesa che scioglie gli uomini dall’amore per sé e li lega nel vincolo eterno dell’amore».

«La Chiesa invoca in maniera incessante il dono della pace»

«Come una madre, la Chiesa non può mai accettare la divisione tra i figli. È madre e cerca sempre la pace con pazienza e fermezza per ricomporre quello che il male ha diviso. Come una Madre la Chiesa invoca in maniera incessante il dono della pace, cercandola instancabilmente perché il dolore di ogni persona è il suo dolore», ha sottolineato il Cardinale.

Durante la messa, Zuppi ha ricordato che la Chiesa «non è ingenua: ricorda e non confonde le responsabilità, rende le avversità opportunità di amore, semina il bene per combattere il male e ristabilire la giustizia, tiene accesa la speranza nel buio delle tenebre, tesse la trama della pace e della fraternità lacerata dalla violenza, dall’odio e dalla diffidenza. Ecco – ha concluso – è l’unico motivo della missione che viviamo in questi giorni, voluta dal successore di Pietro che non si rassegna e cerca di fare di tutto perché l’attesa di pace che sale dalla terra trovi presto compimento. Ieri ho affidato questa missione alla Madre di Vladimir, perché la sua tenerezza per l’umanità ferita e sofferente ci aiuti a cercare con intelligenza e coraggio la via della pace, con creatività e fiducia».

Pezzi: «La missione è andata bene»

«La missione del cardinale Zuppi è andata bene. Senza trionfalismi, ma positiva. I passi importanti sono stati innanzitutto l’apertura dimostrata sia a livello politico che religioso e la disponibilità a continuare un cammino. Direi che sia questo il frutto concreto più positivo»: così monsignor Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca e presidente dei vescovi cattolici della Federazione russa, commenta e traccia un bilancio della missione di pace del cardinale Zuppi.

L’arcivescovo parla in concreto degli incontri che il Cardinale ha avuto con Maria Lvova-Belova, commissaria del Cremlino per i Diritti dell’infanzia, e con il Patriarca Kirill: «Nell’incontro con le autorità civili e anche religiose si è messo a tema soprattutto l’emergenza umanitaria costituita dai profughi, dai rifugiati e dai prigionieri. Il cardinale Zuppi porterà a casa di concreto innanzitutto un’ottima accoglienza, in secondo luogo una disponibilità a continuare e questo non era scontato. Le mie considerazioni finali sono che vale la pena, vale sempre la pena gettare ponti perché da questo ci si guadagna sempre mentre dai muri ci si perde sempre».

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