Sostenuti migliaia di progetti per lo sviluppo in Italia, molti dei quali al Sud. Tra le priorità indipendenza energetica, finanza sociale e un impegno rafforzato per affrontare le ricadute di pandemia e guerra in Ucraina

di Irene Giuntella
Agensir

Bei

La Bei (Banca europea per gli investimenti) ha tra i suoi principali obiettivi agire per l’Ue a favore di indipendenza energetica, coesione, microfinanza e finanza sociale. Ma con la pandemia e la crisi energetica dovuta all’invasione della Russia in Ucraina la povertà cresce, in Italia e in Europa. «Solo con una crescita più sostenuta è possibile aumentare il reddito, in modo che più risorse arrivino a un maggior numero di cittadini. Noi non possiamo entrare nei temi che riguardano la distribuzione del reddito, possiamo, però, intervenire con i nostri investimenti per aumentare la torta. Come si distribuisce la torta, poi, è un risultato di scelte politiche». Lo afferma Gelsomina Vigliotti, lunga esperienza in ambito economico e finanziario e dal 2021 vicepresidente della Banca europea per gli investimenti. «L’economia ci insegna che il motore principale della crescita sono gli investimenti, quindi l’azione principale della Bei è promuovere gli investimenti e, dunque, la crescita», aggiunge dalla sede Bei in Lussemburgo.

Attenzione alle fasce più deboli

«Ci sono programmi che alimentiamo che sono rivolti alle fasce più deboli della popolazione. Abbiamo strumenti come la microfinanza e la finanza sociale, programmi su cui l’Ue sta mettendo sempre più risorse», afferma Vigliotti. Per esempio, il programma “Employment and Social Innovation” sostenuto dalla Commissione Ue. Il programma «è stato in grado di sostenere 6 mila micro imprese e lavoratori in proprio e 500 imprese sociali durante il periodo della programmazione finanziaria precedente». Attraverso iniziative della finanza sociale e della microfinanza si riescono a raggiungere anche piccoli imprenditori e rendere indipendenti coloro che, altrimenti, non avrebbero possibilità. «In Italia abbiamo fatto un accordo con la Banca popolare etica. Ci aspettiamo che da questo accordo si possa generare un portafoglio di prestiti da 100 milioni per le imprese più piccole che possono essere classificate come imprese sociali».

La Bei ha stretto, poi, un accordo con il braccio operativo del gruppo Cgm, la più grande rete di imprese sociali in Italia. «Per il prossimo anno anche per il programma di Invest Eu sappiamo che c’è una fetta rilevante di garanzie dedicate alla microfinanza e al sociale», spiega. Tra i progetti finanziati dall’Employment Social Innovation, il progetto le Zarelle a Napoli: una cooperativa che ha aperto una torrefazione di caffè nel carcere femminile di Pozzuoli e con le detenute gestisce l’intera linea di produzione, dalla lavorazione della materia prima, fino alla miscelazione: «Questo offre una opportunità di formazione e lavoro alle detenute per facilitare il loro reinserimento».

In Italia finanziati 2.600 progetti

Il ruolo della Bei «è importante soprattutto nelle fasi di decelerazione ciclica, quando l’economia è in fase recessiva e dove una istituzione come la Bei, che si lancia sul mercato con dei tassi molto competitivi, riesce a trasferire questo vantaggio finanziario alle economie, alle imprese che invece avrebbero una maggiore difficoltà di accesso alla finanza. Sia nel corso della pandemia, sia in questo momento, in cui c’è ancora incertezza sulla dinamica di crescita in Europa, la Bei svolge un ruolo anticiclico importante per sostenere la ripresa».

Vigliotti ricorda che «nel 2021 avevamo visto all’uscita della pandemia importanti segnali di ripresa, ma ovviamente con l’impatto e le implicazioni della guerra in Ucraina si sono create diverse incertezze legate in particolare al settore energetico, ma non solo». L’impatto c’è stato anche sul «funzionamento delle catene di valore e sui mercati agricoli creando grandi difficoltà nei Paesi in via di sviluppo, che hanno necessità impellenti sia di approvvigionamento energetico che alimentare».

Per quanto riguarda l’Italia, dal 1959 a oggi la Bei ha finanziato oltre 2.600 progetti per oltre 250 miliardi di euro. Solo nel 2021 si è registrato un anno record di finanziamenti di 13,5 miliardi, di cui tre miliardi provenienti dal fondo di garanzia europeo, gestito dalla Bei per contrastare la crisi economica generata dalla pandemia.

«Bisogna tenere conto che ha avuto un grande impatto lo European Guarantee Fund, lo strumento messo in atto dall’Ecofin per supportare la liquidità delle imprese – spiega Vigliotti -. Del 2022 non abbiamo ancora risultati, che si sapranno a fine gennaio/primi di febbraio, ma è stato un anno dove i finanziamenti Bei hanno svolto un ruolo di sostegno all’economia rilevante e ovviamente con un’attenzione sempre maggiore alla sostenibilità e al finanziamento delle strutture del settore dell’energia, dove siamo presenti già da tempo».

Connessione Campania con Sicilia e Sardegna

La Bei è intervenuta finanziando il progetto con Terna, il Tyrrhenian Link, che mette in connessione la Campania con la Sicilia e la Sardegna. Un progetto complessivo da 3,7 miliardi di euro, di cui il 50% (1,9 miliardi) sarà finanziato dalla Bei. Il progetto prevede la creazione di questa rete elettrica nazionale per «passare a un sistema di energia fondato sulle rinnovabili e che geopoliticamente può rappresentare la base di collegamento al Sud del mondo verso la Tunisia, così come il Nord verso la Francia». Alcuni mesi fa il progetto ha ricevuto un primo finanziamento da 500 milioni di euro. Mentre, nel settore idrico la Bei è la più grande finanziatrice al mondo di progetti non solo in Europa, ma a livello mondiale: «In Italia abbiamo fatto delle operazioni molto importanti per ricordarne alcune, il Gruppo Cap Holding a Milano e Smat a Torino. Sappiamo che già nel 2022 sono stati investiti 580 milioni che a loro volta attireranno 1 miliardo di investimenti». La Bei non investe mai al 100% in un progetto: «Interveniamo quasi sempre al 50% o più, se ci sono condizioni particolari, ma il nostro ruolo è quello di catalizzatore degli investimenti»

La Napoli-Bari e fondi in Sicilia

Per la Bei è fondamentale il sostegno alle piccole e medie imprese. «È nel Dna della Bei dare un grande supporto alle Pmi che sono spina dorsale dell’economia, non solo italiana, ma anche europea». Inoltre, «prestiamo sempre più attenzione ai temi di innovazione e ricerca perché in linea con il Green Deal Ue. Le linee di crescita sono legate agli obiettivi di sostenibilità e innovazione». La Bei – precisa la vicepresidente – ha due obiettivi fondamentali: la coesione e il clima: «Entro il 2025 abbiamo intenzione di dedicare oltre il 50% delle nostre attività al clima. L’altro obiettivo è passare dal 30% al 45% dei nostri impegni dedicati alla coesione, che riguardano le zone meno sviluppate dell’Ue, nel Sud dell’Ue, ed Est Ue». Ma anche «nelle regioni del Nord Ue, dove ci sono differenziali economici che vanno compensati, abbiamo fatto dei grandi investimenti».

Tra le priorità figurano gli investimenti in infrastrutture, soprattutto ferroviarie, le quali «possono avere impatto ambientale, di inclusione e sociale».

Ridurre «le distanze, permette di avere più accesso ai mercati, allo studio, alla vita sociale, fattori che vanno sicuramente al di là dell’opera infrastrutturale». Finora, il progetto della Napoli-Bari, è uno dei maggiori investimenti approvati per una singola iniziativa, con un finanziamento di 2 miliardi di euro. Si ricorda anche l’investimento per l’acquedotto pugliese di 200 milioni. «Ci sono due temi importanti: da una parte quello che noi possiamo fare per aiutare le regioni del Sud a gestire i fondi europei, di coesione e strutturali. Per esempio, in Sicilia abbiamo preso un plafond di 50 milioni, gestito dalla Bei con Banca Increa, per sostenere le esigenze delle liquidità delle Pmi in Sicilia, un’operazione che nasceva dalla crisi del Covid: la metà di queste risorse sono state dedicate al settore turistico».

Un altro strumento importante per il mezzogiorno è il servizio di consulenza, l’advisory. «Spesso la difficoltà per l’accesso ai finanziamenti è avere dei progetti “bancabili”, ossia che siano in grado di poter essere valutati dal punto di vista tecnico e finanziario». In questo «il Sud Italia affronta ancora difficoltà nella progettazione e il gruppo Bei utilizza strumenti finanziari della Commissione Ue per aiutare le amministrazioni regionali nella progettazione». Al momento ci sono tre assegnazioni di assistenza in Sicilia, due in Campania, due in Calabria, volte a rafforzare la capacità amministrativa e la preparazione dei progetti. Si tratta di un’assistenza gratuita alle amministrazioni. «Ci consideriamo la Banca europea per il clima da tre anni. Abbiamo preso un impegno molto preciso: essere perfettamente in linea con gli accordi di Parigi», sottolinea.

Investimenti per l’energia pulita

Sul fronte, urgente, dell’indipendenza energetica dell’Ue «siamo impegnatissimi. Stiamo collaborando con la Commissione Ue all’attuazione del Repower Eu. Con questo progetto abbiamo visto che sono necessari 210 miliardi di investimenti entro il 2027 per non perdere di vista i nostri obiettivi per il clima – afferma Vigliotti -. Ci saranno 30 miliardi aggiuntivi che verranno dalla Bei, oltre agli investimenti normali, abbiamo previsto 6 miliardi di euro in più all’anno fino al 2027 per affiancare Repower Eu, questi si aggiungono ai già 10 miliardi all’anno, che noi normalmente investiamo per la transizione energetica». Con Repower Eu «abbiamo visto come questi investimenti si concentrino soprattutto nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica».

 

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