«Postcristianesimo?» è il titolo del nuovo libro del cardinale Angelo Scola sul malessere e le speranze dell’Occidente. Per il giornalista, che partecipa all’incontro di presentazione (Fondazione Corriere della sera, mercoledi 31 maggio, ore 18) è un appello a liberali, cristiani e illuministi a «rivalorizzare la società»

di Pino NARDI

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«L’appello del Cardinale risuona dentro di me: è necessaria una coalizione valoriale, religiosa e laica». Gianni Riotta, editorialista de La Stampa, anticipa qualche riflessione sul nuovo libro del cardinale Angelo Scola «Postcristianesimo?» al centro del dibattito di mercoledì prossimo alla Fondazione Corriere della sera (diretta streaming dalle 18 su www.chiesadimilano.it).

Riotta, nel suo volume l’Arcivescovo parla di malessere dell’Occidente. Dal suo osservatorio come legge questa analisi?
Il tema è molto diffuso. L’ex direttore dell’Economist Bill Emmott ha appena pubblicato un libro che si intitola Il destino dell’Occidente, che abbiamo presentato insieme al recente Salone del libro a Torino. Del corrispondente dagli Stati Uniti del Financial Times Edward Luce è appena uscito La ritirata del liberalismo occidentale. Il primo è stato tradotto da Marsilio, il secondo sarà pubblicato nelle prossime settimane da Einaudi, per cui ho scritto la prefazione italiana. Entrambi affrontano il declino, la crisi della civiltà occidentale e del liberalismo. Se declina la civiltà declina la sua ideologia, nel senso di corredo di idee. Allora, quello che mi ha impressionato nell’ottimo lavoro dei due cari amici è che nessuno dei due cita il declino valoriale e religioso di fedi del nostro mondo. Invece il testo del cardinale Scola è complementare proprio a loro quando si chiede: è possibile ragionare della crisi della nostra società nel XXI secolo senza includere anche il nichilismo che deriva dalla perdita dei valori di fede? La mia lettura del saggio del Cardinale, prendendolo come spicchio di questa “arancia”, è che fino a che noi non riusciamo a parlare di crisi sociale, politica, culturale, religiosa come un tutt’unico non capiamo qual è il malessere del nostro tempo.

Da tempo ormai è centrale il rapporto tra Occidente e islam. Come va affrontato?
Quando il Cardinale era Patriarca di Venezia nella Fondazione Oasis ha parlato sempre degli islam e non dell’islam. Barack Obama non voleva mai definire islamista o islamico il fondamentalismo terroristico, perché diceva che non aveva a che fare con la religione. Invece ha tutto a che fare con la religione. Forse alla base del malessere denunciato da Emmott e Luce c’è il nichilismo che deriva da una società non laica, non secolare, ma areligiosa. Allora, il dramma del nichilismo che sta oggi dividendo l’islam – la grande maggioranza delle vittime del terrorismo islamista sono musulmani in Siria, in Iraq, in Afghanistan – è che anche nell’islam occidentale e non occidentale si è installata una fortissima componente islamista nichilista con la quale bisogna fare i conti. Allora, bisogna rivalorizzare la società dal punto di vista dei liberali, dei cristiani, degli illuministi. Però l’appello del Cardinale risuona dentro di me: è necessaria una coalizione valoriale, religiosa e laica, che combatte l’Isis.

Nel libro il Cardinale parla anche delle speranze. C’è un ruolo allora della religione, in particolare del cristianesimo nell’Occidente?
Sì. Come farò anche nel dibattito a Milano, mi concentro di più sul malessere, perché questo è il mio mestiere. Non c’è dubbio che il nichilismo si abbatte se fai appello alle speranze: questo è il messaggio che sta lanciando papa Francesco. Il recente incontro con il presidente Donald Trump – malgrado quello che le diplomazie devono dire – è finito in un nulla di fatto, che è meglio dello scontro aperto, però rimane un nulla di fatto. Il Cardinale dice «richiamare l’uomo a se stesso», secondo il vecchio postulato del teologo padre Henri De Lubac. Per me richiamare l’uomo a se stesso oggi significa creare questa coalizione valoriale tra religiosi e laici. Il Cardinale cita la Lettera di Giacomo: «Siate quelli che mettono in pratica la parola e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi». Questo rimanda al mondo dei social media, sempre più spesso una grande arena di narcisismo in cui tutti parlano, nessuno ascolta e tutto si perde. Però, non c’è dubbio che ciascuno di noi ogni giorno online vede almeno un esempio che contraddice questo, di persone che poi invece trovano proprio online calore umano.

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