Il tasso di fecondità tra le italiane è il più basso di sempre, si partorisce più tardi e anche gli stranieri fanno meno figli. Eppure le politiche per invertire la tendenza ci sono: ne parla il numero di dicembre del mensile diocesano

di Laura Badaracchi

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Rispetto agli altri Paesi europei l’Italia non è più il fanalino di coda, ma i dati sono preoccupanti. Il Segno di dicembre dedica a questo tema l’inchiesta di cui pubblichiamo uno stralcio dell’articolo di apertura.

I nomi più gettonati dei nuovi nati nel 2020? Sul podio, per i maschietti, Leonardo, Francesco e Alessandro, che scalza Lorenzo al quarto posto, mentre in Sicilia primeggia Giuseppe, in Molise Andrea, in Campania e Basilicata Antonio. Per le femminucce i genitori scelgono soprattutto Sofia, Giulia e Aurora, invece Emma conquista il primato nelle Province autonome di Bolzano e Trento. Ma scelgono nomi italiani per i loro figli anche cittadini romeni e albanesi, anche se le preferenze dei genitori stranieri si differenziano molto a seconda della cittadinanza.

I dati

Tuttavia l’Italia continua a registrare un record negativo: due anni fa, secondo i dati Istat, sono venuti alla luce 404.892 neonati, 15 mila in meno rispetto al 2019. E il calo si accentuerà nelle statistiche relative al 2021: secondo i dati provvisori di gennaio-settembre, le nascite sono già diminuite di 12.500 unità, quasi il doppio di quanto osservato nello stesso periodo del 2020. «Tale forte diminuzione è da mettere in relazione al dispiegarsi degli effetti negativi innescati dall’epidemia da Covid-19, che nel solo mese di gennaio 2021 ha fatto registrare il maggiore calo di sempre (quasi 5 mila nati in meno, -13,6%)», spiega l’Istituto nazionale di statistica. Così il numero medio di figli per donna è sceso a 1,24 per il complesso delle “residenti” (con le italiane a 1,17 e le straniere a 1,89). Un fenomeno in parte dovuto all’abbassamento della fascia di popolazione femminile italiana in età feconda, convenzionalmente fissata tra 15 e 49 anni. Numeri che vanno analizzati in profondità per comprendere la loro trasversalità e le implicazioni sul tessuto sociale del nostro Paese.

L’inchiesta continua segnalando che si riduce il numero dei potenziali genitori e a risollevare le sorti dell’Italia non bastano neppure i genitori stranieri, perché oggi anche loro mettono al mondo meno figli. Eppure una soluzione per invertire la tendenza ci sarebbe: imitare i Paesi come la Germania e la Francia, che investono nelle politiche familiari.

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