Circa tre milioni di studenti esclusi per connettività carente, strumenti obsoleti, poche competenze: è quanto emerso da un sondaggio condotto da Unicef Innocenti con l’Università Cattolica. Intervista alla co-autrice Giovanna Mascheroni

di Lucia CARLI

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In tempo di Covid, l’Italia è stata uno dei primi Paesi a realizzare una didattica a distanza (Dad) su larga scala. La rete è diventata, dallo scorso anno, il modo primario per molti bambini e ragazzi di interagire con la scuola, con i compagni e gli amici. Tuttavia circa tre milioni di studenti sono rimasti esclusi, non avendo potuto usufruire della Dad per mancanza di connessione Internet o per mancanza di strumenti (smartphone o computer) adeguati. Anche tra gli studenti e le famiglie che usavano Internet si sono verificate molte disparità.

È quanto emerso da un sondaggio condotto dal centro di ricerca Unicef Innocenti in collaborazione con l’Università Cattolica, su 1.028 studenti italiani tra i 10 e i 18 anni, distribuiti sull’intero territorio nazionale. I partecipanti sono stati contattati attraverso la rete, cosa che ha, forzatamente, escluso tutti coloro che non ne usufruivano. Malgrado i partecipanti avessero dichiarato di non avere avuto, in precedenza, difficoltà ad accedere a Internet, molti sono stati i disagi e le difficoltà che hanno incontrato.

“Il Ponte” ha intervistato la co-autrice del sondaggio, Giovanna Mascheroni, docente di Sociologia dei media all’Università Cattolica di Milano; membro del Management Team di Eu Kids Online di cui è referente nazionale dal 2007.

Uno studente su tre teme di non essere in grado di stare al passo con l’insegnamento a distanza. Quali le cause?
Ci sono più cause. Le cause prime sono di natura tecnologica ed economica. Pur trattandosi di famiglie che di norma si connettevano a Internet, il 6% degli studenti ha seguito la didattica a distanza con difficoltà perché non disponeva di una connessione Internet stabile. La connettività diffusa sul territorio nazionale si è rivelata carente. Nelle famiglie numerose, l’utilizzo simultaneo di più computer nella stessa abitazione ha rallentato ulteriormente la connessione alla rete. Inoltre, era necessario disporre di un numero sufficiente di computer e tablet non obsoleti, ma aggiornati alle versioni più recenti, in grado di supportare le videochiamate e le piattaforme digitali. Molte famiglie hanno avuto difficoltà a sostenere le spese per l’acquisto di nuovi smartphone o computer e per l’abbonamento a Internet. Sono venuti così a mancare i prerequisiti per consentire l’accesso a un sistema didattico da remoto.

Oltre alle cause tecniche ed economiche, per quali altre ragioni è stato difficile seguire la didattica a distanza?
I bambini e i ragazzi avrebbero avuto bisogno di tempo per abituarsi a queste nuove modalità di insegnamento. Avrebbero avuto necessità di essere accompagnati in questa transizione. Malgrado gli sforzi profusi dagli insegnanti, la mancanza di una formazione specifica nella didattica on line può aver compromesso in taluni casi la qualità dell’insegnamento a distanza e limitato il supporto che possono aver fornito ai ragazzi e ai loro genitori. In futuro, sarà necessario incrementare la capacità degli insegnanti di usare la tecnologia, ad esempio: come presentare una lezione on line; gestire un’aula virtuale; condurre sessioni di aggiornamento con i genitori ed educatori di supporto. Senza dimenticare che, in questa fase pionieristica, l’insegnamento individualizzato, già impegnativo nella scuola in presenza, tradizionale, ha trovato poco spazio.

Durante la pandemia, che ruolo hanno avuto i genitori nell’aiutare i figli a beneficiare della didattica on line?
L’aiuto o meno dei genitori ha fatto la differenza per molti studenti. A fronte di genitori che sostenevano di avere, nello specifico, sufficienti competenze informatiche per sostenere il lavoro scolastico dei figli; altri hanno dichiarato di non avere competenze adeguate. Inoltre, il 28% dei genitori non ha comunque avuto abbastanza tempo per seguire i figli nei mesi del lockdown. Più della metà dei genitori si è dichiarata preoccupata dell’impatto della pandemia sull’istruzione dei figli. L’ 82% ha chiesto indicazioni e linee guida per sostenere meglio l’apprendimento dei figli.

La chiusura delle scuole che impatto ha avuto sull’apprendimento?
Purtroppo, a tutt’oggi, sappiamo molto poco di come avvenga l’apprendimento a distanza, di cosa lo favorisca o rallenti. Così come non conosciamo l’effetto dell’apprendimento a distanza su individui diversamente abili o di differente provenienza culturale ed economica; ignoriamo di quali supporti mirati necessitino per evitare di restare indietro rispetto ai compagni. Per raggiungere gli studenti, la scuola si è servita di strumenti e modalità a volte informatici a volte tradizionali come libri e schede cartacee di esercizi. L’Italia, come la maggior parte dei Paesi, ha usato questo approccio misto, combinando l’apprendimento a distanza in videoconferenza con l’uso di tradizionale materiale didattico, cartaceo. Mancano ancora dati per sapere se questo metodo misto dia risultati migliori rispetto al solo uso di strumenti informatici e quale sia la combinazione ottimale.

Dalla vostra indagine sembra che gli studenti siano motivati a partecipare ad attività on line. Come avete interpretato questo dato?
La maggioranza (64-73%) si dice fiduciosa di imparare a partecipare ad attività on line. Tuttavia i più piccoli sono stati meno propensi a dare questa risposta rispetto ai grandi, perché hanno minori competenze tecniche rispetto agli adolescenti. Inoltre, temono di non essere in grado di socializzare on line, l’interazione sociale è difficile da replicare in ambiente di apprendimento in remoto. Si prevedono corsi di formazione per gli insegnanti perché acquisiscano maggiori competenze tecniche nell’uso didattico di Internet.

Si potrebbero fornire loro anche le competenze per affiancare lo studente nell’esplorazione ludica della rete, come auspicato dopo i recenti, drammatici, suicidi istigati dai giochi on line?
È un tema su cui si sta discutendo. Per usare Internet sono necessarie varie competenze digitali. Tra le abilità richieste nel progetto Horizon ySKILLS, vengono distinte le competenze: tecniche propriamente dette, informative (ad es. la capacità di verificare l’accuratezza e l’attendibilità delle notizie online, riconoscendo ad esempio le fake news), comunicative (la capacità di gestire in rete le relazioni con l’altro) e creative (la capacità di produrre e scambiare online contenuti multimediali, come ad esempio suoni, immagini, filmati). I giovani, a livello digitale, hanno competenze tecniche avanzate, ma sono più deboli dal punto di vista delle altre competenze: informative, comunicative e creative. Da questo punto di vista, gli insegnanti, così come i genitori, potrebbero senz’altro accompagnare i ragazzi nell’uso consapevole e critico di Internet.

In definitiva, quali indicazioni emergono dalla ricerca da voi condotta?
Innanzitutto, come dicevamo, occorre predisporre i prerequisiti per consentire a tutti, in modo equo, l’accesso a un sistema didattico da remoto, stanziando risorse economiche per le famiglie e garantendo uno stabile accesso a Internet. Serve, poi, rafforzare le conoscenze informatiche degli insegnanti e fornire loro competenze pedagogiche specifiche per questo tipo di didattica, così come raccogliere dati sull’impatto della didattica a distanza sui diversi apprendimenti scolastici. Infine, ma non da ultimo, è fondamentale verificare le difficoltà e le esigenze delle categorie più fragili, come ad esempio i diversamente abili e programmare la didattica tenendo maggiormente in considerazione le loro specifiche esigenze.

 

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