Inaugurazione il 21 febbraio alla presenza dell'Arcivescovo: il capolavoro, proveniente dal Museo di Capodimonte a Napoli, accompagnerà la Quaresima e la Pasqua. La rassegna è dedicata ad Alberto Crespi, che ha donato al Museo i suoi “Fondi oro”

Il Museo Diocesano di Milano propone quest’anno come spunto di riflessione per il tempo di Quaresima e di Pasqua l’esposizione della Crocifissione di Masaccio (San Giovanni Valdarno 1401 – Roma 1428).

La preziosa tavola, conservata al Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli e per la prima volta a Milano, è una delle opere più importanti dell’artista toscano che rivoluziona nel suo breve ma folgorante percorso la storia dell’arte.

L’esposizione di un’opera su fondo oro, il fondo oro per eccellenza della pittura italiana, vuole essere un omaggio alla memoria del giurista e collezionista Alberto Crespi (1923 -2022), che al Museo ha lasciato la sua preziosa collezione di Fondi Oro.

La mostra aprirà al pubblico da mercoledì 22 febbraio e rimarrà aperta fino al prossimo 7 maggio. Inaugurazione il 21 febbraio, su inviti, con un saluto dell’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini.

La Crocifissione costituisce la cuspide di un grandioso polittico realizzato dal pittore toscano nel 1426, destinato ad una cappella nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Pisa e smembrato già alla fine del XVI secolo.

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In uno spazio definito dal prezioso sfondo oro e delimitato da un arco ogivale, la tavola raffigura la Madonna, san Giovanni e la Maddalena che piangono il Cristo Crocifisso.

Masaccio interpreta il dramma raffigurando un dolore profondamente umano, concentrandosi solo su pochi elementi essenziali: le mani contratte che sporgono dal corpo massiccio della Madonna , le mani portate al volto del dolente e quasi larvale san Giovanni, ma, soprattutto, le braccia alzate in un incontenibile moto di angoscia di una Maria Maddalena senza volto, inginocchiata di schiena.

Cristo, raffigurato frontalmente, con la testa incassata sulle spalle, presupponendo quindi una visione dal basso, resa con un sapiente scorcio anche attraverso l’abbreviazione delle gambe, riesce a suggerire l’umanità dolorosa di un corpo abbandonato alla morte. Le figure, modellate con forti contrasti di luce e ombra, si collocano in uno spazio vero nonostante lo sfondo dorato, teatro di un evento drammatico che avviene davanti agli occhi degli spettatori.

Per informazioni: tel. 02.89420019; www.chiostrisanteustorgio.it

Milano, Museo Diocesano Carlo Maria Martini (p.zza Sant’Eustorgio, 3)

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