Veglia in Traditione Symboli, Milano, Duomo – 1 aprile 2023

  1. Gesù, credo! Perciò mi affido.

L’evento tragico della crocifissione e della morte di Gesù è come lo squarciarsi del velo delle tenebre e del grigiore. È l’evento che impone di scegliere: da che parte stai? Il grigiore, la tenebra è il paese dove non si sceglie, non si cammina, non si sa. Non si dice “sì” o “no”, ma “boh”; non si è né caldi né freddi, tiepidi; non si ama e non si odia: indifferenti.

Ma di fronte a Gesù che muore in croce la scelta si impone: da che parte stai? Dalla parte degli scettici che scuotono il capo, dalla parte dei capi che deridono e insultano, dalla parte dei soldati che deridono, dalla parte del malfattore che insulta? O dalla parte del malfattore che confessa la sua vita sbagliata e prega?

Noi siamo radunati per prendere posizione: siamo poveri peccatori, uomini e donne imperfetti e fragili, ma siamo qui per dire: “Gesù, crediamo in te! Ricordati di me nel tuo regno!”.

Crediamo in te, Gesù: non si tratta qui di dottrine o di tradizioni, di problemi politici o sociali, non si tratta di essere brava gente che non fa del male a nessuno, non si tratta di confonderci dentro la banalità dei luoghi comuni e dei buoni sentimenti. Si tratta di noi e di te, Gesù. Si tratta di me e di te, Gesù. Il tuo vivere e il tuo morire mi attirano a conoscerti, ad ascoltarti, a fidarmi di te, a seguirti, ad accogliere il dono della tua amicizia. Non si tratta di essere

Siamo qui per dire: crediamo in te, crediamo che tu sei il Signore, che tu sei la via della vita, dove vai tu anche noi decidiamo di venire, come preghi tu, anche noi decidiamo di pregare. Siamo qui per professare la nostra fede, la mia fede: come tu ti consegni nelle mani del Padre, io consegno la mia vita.

Gesù, credo, perciò mi affido.

 

  1. Gesù, credo. Perciò amo.

Gesù, poiché credo in te, mi affido nelle mani del Padre, ricevo il dono dello Spirito e voglio praticare il tuo comandamento. Riconosco il senso del mondo e della vita: “la scrittura ci dice che l’origine dell’essere, del mondo, la nostra origine non è l’irrazionale e la necessità, ma la ragione e l’amore e la libertà” (Benedetto XVI).

Credo in Dio Padre e credo perciò che dall’amore veniamo e dell’amore viviamo.

Riconosciamo la nostra verità: viviamo per la vocazione ad amare. Non viviamo per morire, non viviamo per chiuderci in noi stessi. Dimora in noi lo Spirito di Dio, Spirito di amore, e la nostra vita si compie nell’amore.

L’insidia del tentatore che vuole convincere a cercare la propria felicità nel pensare a noi stessi, nell’evitare i fastidi, nel fare dei nostri desideri un diritto alla avidità, alla prepotenza, all’egocentrismo trascina verso l’infelicità, la solitudine, la schiavitù, la morte.

Credo in te, Gesù! Perciò amo.

 

  1. Gesù, credo. Perciò canto.

C’è qualche cosa di sorprendente in questa aria di primavera che avvolge la città. Forse la città non se ne accorge. La città è ripiegata sulle sue malinconie. La città è chiassosa per l’euforia artificiosa. La città geme per le sue ferite e le solitudini inconsolabili. La città grida la sua rabbia, la sua disperazione.

C’è qualche cosa di sorprendente, una gioia che canta. La gioia improbabile nel contesto della desolazione viene dal profondo del cuore dei credenti, viene dall’intimità incantata della Chiesa.

Ecco, la gioia che canta è l’armonia del coro dei redenti, è la comunità che celebra la presenza del Crocifisso risorto: porta nel suo corpo le ferite e il dolore dell’umanità e insieme offre la luce della sua gloria, il Consolatore che percorre ogni angolo della terra, che parla ogni lingua dell’umanità, che apre alla speranza ogni pensiero e ogni amore. La Chiesa è viva e noi lo vediamo: noi sperimentiamo la gioia che il Risorto ha promesso ai suoi. La Chiesa è viva – essa è viva, perché Cristo è vivo, perché egli è veramente risorto (Benedetto XVI).

La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia (Papa Francesco, EG 1).

Uomini e donne che incontrano Gesù, il Cristo, il Risorto e credono in lui, entrano nel mistero della gioia, la gioia del vangelo.

Noi siamo qui per dire: Gesù, io credo. Credo e perciò sono lieto. Credo e perciò voglio condividere la mia gioia con i fratelli e le sorelle che incontro. Gesù, credo. Perciò canto.

 

Così dunque professiamo la nostra fede, la fede della Chiesa, la fede che orienta il nostro cammino, la fede che ci rende custodi e responsabili della speranza del mondo:

Gesù, io credo: perciò mi affido.

Gesù, io credo: perciò amo.

Gesù, io credo: perciò canto.

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