Solennità di Pentecoste. Dedicazione dell’altare, Cremnago di Inverigo - 28 maggio 2023

  1. … non voglio lasciarvi nell’ignoranza (1Cor 12,1)

Sono tristi, sono arrabbiati, si lamentano sempre.

Capita che la gente viva una vita difficile, stentata, povera al punto da dire che non si può resistere. Si sentono vittime di un destino nemico della gioia e della speranza. Camminano a fatica in un deserto.

Ecco: non piove, il campo è diventato tutto secco e non produce niente. Pregano Dio e Dio non manda l’acqua.

Ma un giorno viene un uomo sapiente, un uomo mandato da Dio e rimprovera gli infelici e dice: “Perché siete infelici e arrabbiati? Voi camminate su una terra che abbonda di ogni dono, voi siete dotati di ogni risorsa. Perché siete infelici e arrabbiati?”

“Perché la nostra terra non produce i frutti che speriamo, il cielo è chiuso e non manda acqua e tutto secca e non si raccoglie niente!”

“Non voglio lasciarvi nell’ignoranza: voi camminate sull’acqua! Scavate qui e troverete!”.

Il dono di Dio abbonda in un modo che non pensate! Arriva per una via che non immaginate!

Anche le vicende ecclesiali, anche i cambiamenti dei preti della comunità, anche le diverse sensibilità dentro la comunità sono disagi che possono rendere tristi e arrabbiati. Faranno dimenticare la sorgente d’acqua che rende feconda la terra?

 

  1. “voi invece mi vedrete”

Il dono dello Spirito rende possibile vedere Gesù. Nessuno può dire: “Gesù è Signore!”, se non sotto l’azione dello Spirito.

La sorgente dell’acqua che disseta la terra e rende lieta la vita è il cuore trafitto di Gesù.

Gesù è Signore, Gesù è salvatore, Gesù è vivo: voi invece mi vedrete perché io vivo e voi vivrete.

In quel giorno saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.

Abbiamo trovato la fonte dell’acqua che disseta per la vita eterna: questo abbiamo da dire a tutte le genti.

La dedicazione dell’altare è la rivelazione della via che ci viene offerta per vedere Gesù, professare la nostra fede, rallegrarci della sua presenza.

Ecco: Gesù è qui. Lo riconosciamo nello spezzare del pane. Lo riconosciamo e lo proclamiamo perché siamo sotto l’azione dello Spirito.

I discepoli con Maria e gli altri hanno passato cinquanta giorni perseveranti e concordi nella preghiera per aprirsi al dono dello Spirito.

Riusciremo ad accogliere il dono dello Spirito nelle nostre preghiera frettolose, nelle nostre frenesie senza sosta?

 

  1. Vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti.

Chi ha scoperto di camminare su una terra che sembra arida e invece nasconde tesori non può continuare a vivere come un infelice senza speranza, un mendicante che deve dipendere dagli altri.

Quale dono hai ricevuto? Quale opera Dio compie in te? Ci sono persone che si sottovalutano: io non ho niente da dare, io non ho niente da dire.

Non voglio lasciarvi nell’ignoranza a proposito dei doni dello Spirito: Dio opera in te con abbondanza: perché vuoi rendere povera la Chiesa sottovalutando il dono che hai ricevuto?

Lo Spirito edifica la Chiesa dalle genti perché convince a offrire il proprio dono e a ricevere il dono degli altri: come possiamo offrire il nostro dono se non ci facciamo avanti? Come possiamo offrire il nostro dono se nessuno lo vuole ricevere?

Il gruppo Barnaba e l’assemblea sinodale decanale sono le vie che la nostra Chiesa deve percorrere per estrarre dalla nostra terra i doni sovrabbondanti di cui abbiamo bisogno. 

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