Sabato 22 ottobre in Duomo l’Arcivescovo presiede la celebrazione congiunta della Veglia missionaria e della Redditio Symboli, un invito a sentirsi tutti parte dell’unica Chiesa. Testimonianza di monsignor Martinelli. Diretta web

di Claudio Urbano

Veglia missionaria diocesana in Duomo
Un'immagine dell'ultima Veglia missionaria

Anche quest’anno, sabato 22 ottobre, la Chiesa di Milano celebra in un’unica sera in Duomo due momenti significativi: la Veglia missionaria e la Redditio Symboli (locandina). Si vivranno dunque due consegne: quella del mandato missionario, con il crocifisso che l’Arcivescovo consegnerà ai consacrati e consacrate, laici e famiglie che partiranno per la loro missione ad gentes (vedi qui l’elenco); e quella della Regola di Vita, che i giovani consegneranno nelle mani dell’Arcivescovo (leggi qui): diretta su www.chiesadimilano.it

Il significato di unire questi due gesti in un’unica sera è, naturalmente, nell’unica testimonianza del Vangelo, che accomuna tutti i credenti. Lo spiega don Maurizio Zago, responsabile della Pastorale missionaria: «Sempre più desideriamo accompagnare le comunità cristiane a comprendere che la missione fa parte del cammino vocazionale di ogni persona. E unire la veglia missionaria al momento della Redditio, nel quale i giovani guardano alla propria vita anche come un servizio alla Chiesa e alla società in cui vivono, ci aiuta a cogliere questo aspetto».

Don Marco Fusi, responsabile diocesano della Pastorale giovanile, aggiunge: «I giovani che consegnano la propria Regola di vita riconoscono il cammino di fede che hanno compiuto, e a partire da questo cammino desiderano raccontare agli altri l’incontro con il Signore che hanno già vissuto. È la stessa missione della Chiesa, che si esprime nella nostra città, nei nostri ambienti, così come in un orizzonte più ampio, mondiale».

Don Marco Fusi e don Maurizio Zago

Martinelli tra i testimoni

Saranno tanti dunque gli spunti che potrà suscitare nei giovani l’esempio di chi verrà inviato a testimoniare la fede in regioni del mondo anche molto diverse dalla nostra realtà. Tra tutti, don Zago desidera sottolineare il mandato significativo affidato a monsignor Paolo Martinelli, già vicario della diocesi di Milano e recentemente scelto da papa Francesco come Vicario apostolico dell’Arabia meridionale, che sabato terrà uno dei contributi della Veglia: «È senz’altro un invito pensare in grande, sapendo che tutto il mondo intorno a noi può trovare frutto dall’impegno di ciascuno», osserva.

Non tutti certo devono fare i missionari, ma la loro presenza, esorta don Maurizio, «può dire ai giovani di non aver paura di Dio: tutti siamo invitati a fidarci di ciò che il Signore vuole che facciamo della nostra vita, magari già lì dove siamo». Un invito dunque a «non aver paura di quello che il Signore ci domanda, aprendoci ad accogliere la voce dello Spirito, per ciò che lo Spirito desidera per ciascuno».

Don Marco prosegue: «È bello che nella consegna del mandato missionario i giovani possano sentirsi parte di un gesto che è di tutta la Chiesa; ed è prezioso che possano ammirare e imparare dagli adulti che la fede è davvero una realtà che coinvolge tutta la vita, e sulla quale è possibile giocare tutta l’esistenza, anche con il “rischio” di partire verso una realtà sconosciuta.

Tanti volti per un volto

«Fossero tutti profeti nel popolo di Dio», è il versetto del Libro dei Numeri scelto per condensare l’invito che si desidera riproporre con la veglia di sabato. Così, nel corso della serata, tanti volti di giovani andranno a comporre l’immagine del volto di Gesù (la stessa scelta per la locandina della Veglia): è un invito a sentirsi tutti parte dell’unica Chiesa, «perché soltanto insieme saremo capaci di comunicare il suo vero volto», sottolinea don Maurizio. Ma è anche un incoraggiamento: perché «la fede – ricorda don Marco – si trasmette attraverso dei volti. I volti di credenti che sono testimoni, che provocano domande, che suscitano la domanda della fede; quelle domande che piano piano ci attirano fino all’incontro con Cristo, con il Signore».

Leggi anche:

«La missione? Una conseguenza naturale della mia vocazione»

A Gerusalemme Agostino troverà tanti “fratelli maggiori”

Altre iniziative missionarie

Ti potrebbero interessare anche: