La storia e l’evoluzione della onlus sorta nel contesto dell’omonima chiesa: dall’originaria accoglienza ai senza dimora si sono sviluppati altri servizi finalizzati all’assistenza e alla socializzazione di persone in condizioni di fragilità ed emarginazione

di Annamaria Braccini

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Momenti di animazione al Centro San Marco

«La nostra storia inizia nel 1987 quando, riutilizzando i vecchi locali del bar e dell’Azione Cattolica, venne realizzata una piccola area con sei posti-letto per uomini in difficoltà, ma posso dire che la chiesa di San Marco ha aperto da sempre le sue porte. Infatti fin dall’Ottocento è registrata un’accoglienza rivolta a chi viveva per strada. Dal Centro d’ascolto e dall’accoglienza assolutamente informale del primo dormitorio – dove le persone potevano trovare rifugio dal tardo pomeriggio alla mattina successiva e che era frequentato, allora, soprattutto da uomini che avevano lavorato all’estero e che trovavano difficoltà a reinserirsi nel tessuto cittadino -, nel 1991 siamo diventati associazione di volontariato e nel 2001 abbiamo iniziato a tenere aperto il Centro giorno e notte sette giorni su sette». Sandra Berlenghi, volontaria e presidente dell’Associazione Centro di Solidarietà San Marco, inizia a raccontare da lontano la storia della onlus che, sorta nella centralissima e storica chiesa omonima, è una realtà oggi ramificata in diversi servizi, da una Rst diurna e notturna a “San Marco giovani”, per arrivare ad alcuni alloggi e a iniziative, ormai attesissime, come Floralia.

Come si articola attualmente l’attività del Centro?
Continuiamo in quella che è sempre stata la nostra mission, accogliendo quanti sono a rischio di emarginazione o già emarginati, ma considerando che, nel tempo, sono arrivate a chiedere aiuto persone sempre più fragili. Quindi abbiamo ampliato l’offerta. Con altre due associazioni abbiamo avviato un laboratorio artigianale in via Pascarella a Quarto Oggiaro. Inoltre, nel 1999, l’Aler, avendo messo al bando alcuni piccoli alloggi da ristrutturare, ci ha dotato di cinque appartamenti, più due monolocali, in zona San Siro e in via Gola. Attualmente siamo in contatto con il Comune, che segnala persone con pensione d’invalidità, in stato di semiautonomia.

Dunque, dal centro storico della città alla periferia, offrite un’accoglienza diffusa sul territorio?
Sì, abbiamo ora una quindicina di uomini accolti in San Marco, cui se ne aggiungono altrettanti negli alloggi. Si può dire, però, che abbiamo sempre voluto affrontare differenti tipologie del disagio. Per esempio abbiamo realizzato incontri di supervisione con la Fondazione “Il Minotauro”, legata al carcere minorile. Con loro siamo entrati, nel 2007, a far parte di un progetto pilota per dare un tetto a questi minori, non in un penitenziario, ma in comunità.

Offrite qualche forma di animazione o solo accoglienza?
In via Pascarella si fa restauro di mobili. È una catena virtuosa: poiché in San Marco si tiene una mostra dell’antiquariato molto nota e vi abbiamo collegato questa attività. Il laboratorio è aperto come spazio per portatori di disabilità. Naturalmente vi è poi il contatto con Floralia, il mercatino che si svolge nel sagrato, nei chiostri e negli spazi della chiesa. Nel 2002 abbiamo avuto necessità di maggiori entrate e, quindi, noi volontari abbiamo pensato a organizzare un mercatino di solidarietà per raccogliere fondi. Adesso a Floralia espongono i loro prodotti fiorai, artigiani, associazioni no profit: insomma è diventato un appuntamento sempre affollato, nel quale anche la nostra onlus propone banchetti solidali con tanti oggetti che ci vengono regalati e libri frutto di un piccolo negozio gestito dagli ospiti degli alloggi Aler.

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