Questo il tema del secondo incontro del percorso di formazione per le persone consacrate provenienti dall’estero. Appuntamento online a partire dalle 9.30

di monsignor Paolo MARTINELLI
Vicario episcopale per la Vita consacrata

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“La Sapienza di Dio e la cura della vita”: è questo il tema che le persone consacrate provenienti dall’estero, inserite nella pastorale diocesana, stanno approfondendo quest’anno nel loro percorso di formazione.

Dopo il primo incontro, svolto in novembre, sulle parole che la Sapienza biblica rivolge all’uomo ferito dal dolore e dal lutto, sabato 20 marzo, dalle 9.30 alle 12-30, il secondo incontro sarà dedicato al confronto su come le diverse culture di provenienza rileggano il tema della malattia e della morte. Spesso nei Paesi di origine queste realtà vengono comprese e vissute in modo molto diverso dalla nostra società, profondamente segnata dai processi di secolarizzazione. Proprio l’arcivescovo Mario Delpini aveva loro chiesto di approfondire questo tema, emerso con particolare intensità a causa del permanere della pandemia, per aiutare la nostra gente ad aprirsi a un orizzonte di autentica speranza.

L’incontro, che si svolgerà ancora online a causa della pandemia, ha come titolo un’espressione acuta e attualissima di San Paolo: «Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono» (1Tess 5,21). Alla luce di queste parole l’incontro vuole valorizzare quegli elementi della propria tradizione culturale che esprimono atteggiamenti profondamente umani, religiosi e fraterni di vicinanza a chi soffre e subisce un lutto.

Nella prima parte dell’incontro, dopo il momento di preghiera, è prevista una suddivisione dei partecipanti in gruppi in cui ciascuno è chiamato a raccontare come nella propria cultura siano vissute la malattia e la morte, condividendo le proprie tradizioni spirituali. Nella seconda parte, dopo la condivisione di quanto emerso nei gruppi, sarà compito di Paolo Gomarasca, professore di Filosofia morale all’Università Cattolica del Sacro Cuore e studioso dei fenomeni di interculturalità, rileggere le diverse narrazioni mostrandone il significato, i caratteri comuni e le specificità. Anche attraverso la valorizzazione delle differenze culturali cresce così quella “Chiesa dalle genti”, che si arricchisce sempre di più con il dono di ciascuno.

 

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