Sabato 1 aprile alle 20.45, alla Veglia sul tema «Nelle tue mani, Padre, consegno il mio spirito», sono convocati i catecumeni e i giovani, in una nuova tappa di avvicinamento alla Gmg di Lisbona

di Marco FUSI
Responsabile Servizio Giovani e Università

traditio

La Traditio Symboli . in programma nel Duomo di Milano sabato 1 aprile alle 20.45 (vedi qui il manifesto) – è caratterizzata da una forte tonalità ecclesiale. Sono presenti, in primis, l’Arcivescovo, monsignor Mario Delpini, quale successore degli apostoli, insieme con i Vicari episcopali e gli accompagnatori (sacerdoti, consacrati/e, laici), i catecumeni che ricevono il simbolo della fede e vengono sostenuti dalla preghiera accorata di tutta la comunità diocesana, i giovani che si raccolgono insieme come alla porta di ingresso della Settimana santa, che è il fuoco incandescente dell’intero anno liturgico. Una simile connotazione ecclesiale sarà ancora più evidente in occasione della prossima Giornata mondiale della Gioventù (vai allo speciale), quando saranno convocati dallo Spirito papa Francesco, quale successore di Pietro, insieme con Cardinali, Vescovi, sacerdoti e consacrati/e da tutto il mondo, e soprattutto i giovani credenti in Cristo, allo scopo di rendere manifeste la bellezza e la diversità della Chiesa cattolica, ovvero sparsa in tutto il mondo, capace di esprimersi in culture e lingue differenti.

Il mistero della Trinità

Il centro della Veglia quest’anno verte sul mistero della Trinità, che ci contraddistingue in quanto discepoli di Gesù Cristo, Figlio di Dio che nello Spirito ci ha rivelato l’amore del Padre. Ci accostiamo a tale mistero attraverso le domande dei giovani che sorgono dalla loro paura davanti al futuro imprevedibile a causa delle guerre laceranti e della pandemia, che ha lasciato segni di disaffezione alla vita anche tra le nuove generazioni. Ci avviciniamo a tale affascinante mistero di Dio attraverso quel desiderio dal quale ogni giovane è attraversato, spesso ferito: la nostalgia del Padre che ci ha creati, l’attesa del Figlio che salva dalle nostre intime prigioni, la nostra mano tesa ai fratelli nella fede e in umanità. Alcune immagini esprimono, con il linguaggio dell’arte moderna, tali aneliti, spesso sopiti, comuni a ogni cuore umano.

Dio si rivela nella Pasqua di Gesù, così di nuovo è possibile ritornare al Padre, come un giovane racconterà in una breve testimonianza, e fare esperienza di Cristo attraverso la fraternità della Chiesa, come un catecumeno ci potrà confidare. Giovani e catecumeni sono promessa della Chiesa, provocazione per quanti di noi pensano alla fede come qualcosa di ormai scontato o accomodato.

Nella Veglia contempliamo con intensità il Crocefisso che si offre al Padre consegnando lo Spirito e condivide così le drammatiche sofferenze di uomini e donne, che a tutte le latitudini sperimentano la violenza, la malattia, la fame, l’abbandono. Sostiamo in preghiera unendoci alla croce della Giornata mondiale della Gioventù, che in queste settimane ha accompagnato i nostri giovani sulla via dell’Amore a imparare la grammatica del dono di sé sino alla fine.

I testi di Benedetto XVI

I giovani delle diverse Zone pastorali hanno condiviso con noi il commento alle stazioni della Via Crucis; ora, invece, i giovani di associazioni e movimenti hanno preparato questa Veglia che sarà illuminata anche da alcuni brevi commenti di papa Benedetto XVI (vai allo speciale a lui dedicato): «Chi crede, non è mai solo – non lo è nella vita e neanche nella morte… Noi tutti siamo la comunità dei santi, noi battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, noi che viviamo del dono della carne e del sangue di Cristo, per mezzo del quale egli ci vuole trasformare e renderci simili a sé medesimo. Sì, la Chiesa è viva» (omelia del 24 aprile 2005, Messa per l’inizio del ministero petrino)

Il simbolo della fede verrà consegnato dall’Arcivescovo anzitutto ai catecumeni e poi a tutti i giovani presenti: è un dono che continuamente si riceve e accoglie liberamente e personalmente nella Chiesa quale senso profondo dell’esistenza. Saremo invitati a condividerlo con altri, spezzando il simbolo perché altri possano lasciarsi coinvolgere nel movimento di amore e comunione che è la Trinità.

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