L’Arcivescovo ha rivolto il suo saluto inaugurale al Convegno rivolto ai docenti di Teologia e agli assistenti pastorali, “Una storia che sa di futuro. L’Ateneo dei Cattolici italiani da un secolo al servizio del Paese, di ieri, di oggi e di domani”

di Annamaria BRACCINI

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Un augurio e, insieme, un auspicio perché la teologia e la dimensione religiosa, cristiana, spirituale ed ecclesiale della vita, mostri la sua pertinenza nell’elaborazione delle discipline accademiche e non sia solo una materia tra le altre. I docenti di Teologia dell’Università Cattolica hanno la possibilità di essere animatori di una comunità accademica che renda possibile all’Università Cattolica di assumere, praticare, esibire in modo convincente la sua identità e la sua proposta culturale». A dirlo, nel suo saluto inaugurale del Seminario di Studio, “Una storia che sa di futuro. L’Ateneo dei Cattolici italiani da un secolo al servizio del Paese, di ieri, di oggi e di domani”, è l’Arcivescovo, anche nella sua veste di presidente dell’Istituto “Toniolo”. Il Seminario, promosso dal Centro pastorale della “Cattolica” e rivolto ai docenti di Teologia e agli assistenti pastorali, è un appuntamento atteso e tradizionale ogni anno, in questo 2020 vissuto, come è ovvio, in modo diverso, con solo poche decine di persone in Aula Magna e gli altri collegati via streaming.
Il primo passaggio che indica il vescovo Mario è relativo al concetto di futuro, con un chiaro richiamo alle giovani generazioni che in Università si formano. Concetto ridotto, oggi, a «una categoria confusa, più a un’espressione retorica che a un pensiero o a un progetto», compreso spesso in relazione solo al gioco di adempimenti e formalità organizzative. Un rischio che non può che coinvolgere anche la teologia «esposta alla tentazione di essere funzionale a una domanda che riguarda il futuro inteso come una problematica di organizzazione, invece che come un deserto da attraversare per giungere alla terra promessa».
Il pensiero non può che andare ai giovani, portatori di futuro per eccellenza, e agli studenti «coloro che sono indicati come il futuro del Paese» e che, pure di quel loro stesso futuro hanno «idee generiche e confuse».
Infatti, «la trepidazione e l’insicurezza su quello che succederà o che sarà richiesto espone i giovani ad aspirare a rendersi adeguati alle aspettative del sistema. Forse la motivazione più condivisa raccomanda loro di acquisire conoscenze e competenze che assicurino possibilità di lavoro, di essere inseriti nell’ingranaggio incontrollabile del mondo del lavoro, della organizzazione della società».
Da qui il ruolo fondamentale che possono giocare la Teologia e l’assistenza spirituale, pur tra tante complessità. «Mi sembra – sottolinea l’Arcivescovo – che ci sia il rischio di presentarsi come un adempimento inevitabile, ma marginale e non pertinente, quindi almeno innocuo. La constatazione che il livello di partenza di conoscenza del messaggio cristiano e dell’insegnamento della Chiesa è molto modesto se non nullo, può essere un fattore mortificante per il docente e una sorta di proposta di ridimensionamento della proposta accademica. Più in generale si può forse sospettare che l’ambito teologico e pastorale sia una sorta di supporto consolatorio per i fallimenti accademici e le frustrazioni o ferite della vita, quelle ferite che la vita non risparmia ai docenti, al personale amministrativo e agli studenti». Una situazione resa ancora più difficile dalla pandemia e dalla sua onnipresenza. Quasi «una dittatura». «La pandemia ha imposto non solo comportamenti e relazioni del tutto impreviste e sconvolgenti, ha anche imposto di parlare solo di questo: i protocolli, le modalità didattiche, i comportamenti in ogni prevedibile evoluzione. Quindi, non si parla di scuola, ma di come applicare a scuola i protocolli elaborati, non si parla della celebrazione eucaristica, ma di come applicare in chiesa i protocolli».
Per questo l’augurio suona anche come una precisa consegna. «Non saprei indicare altra via che la dinamica di una comunità che, radunata da una vocazione comune, animata da uno spirito comune, orientata all’unica terra promessa, possa interpretare il futuro e contribuire alla formazione delle giovani generazioni».
Parole che hanno fatto eco a quelle con cui il rettore dell’Ateneo Franco Anelli aveva aperto il Seminario, presenti alcuni prorettori, presidi, i docenti di teologia e gli assistenti ecclesiastici. .
«Rivolgere il benvenuto in questa occasione non è un’abitudine, è un ritrovarsi dopo un lungo periodo di digiuno affettivo e relazionale».
Utilizzando un’espressione dell’Arcivescovo – «Il cattolico non pensa mai da solo» – il Rettore aggiunge: «L’idea che lo studio, la riflessione, il pensiero non siamo atti totalmente speculativi e solitari, è un elemento che dà un riferimento particolare all’attitudine dell’insegnamento. Bisogna pensare sapendo che non si pensa da soli è che l’attitudine al pensiero, che è propria della speculazione cattolica, sia capace di introdursi anche in altri contesti, senza troppi complessi, soggezioni o senso di inferiorità», come peraltro ha scritto sempre il vescovo Mario. «Bisogna trasmettere un modo di condurre la propria riflessione, come immedesimazione e consapevolezza in quello che si dice e si fa». Ma come farlo? «Con il contributo importante, appunto, dei Corsi di Teologia, perché infondere atteggiamenti e valori a studenti, passa attraverso la capacità di far dialogare le scienze teologiche e morali con le discipline che lo studente si approccia».
Monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale della Cattolica, che introduce i Lavori, parla dell’Anno speciale del Centenario di fondazione dell’Ateneo e della sua vocazione, fin dalle origini con padre Gemelli, di formare i giovani. «Nel quadro tracciato da papa Francesco per attuare un Patto educativo globale, l’Ateneo è chiamato a dare il suo peculiare contributo per aiutare le nuove generazioni ad affrontare le sfide presenti e, in particolare, a vivere una multiculturalità inclusiva, a promuovere una globalizzazione solidale e a garantire uno sviluppo sostenibile».
Poi, la Tavola rotonda dal titolo “Alleati per il futuro: memoria e profezia di un Ateneo cattolico”, traente spunto dal tema cui si ispira la Giornata per l’Università Cattolica che quest’anno si celebra domenica 20 settembre.  Al dibattito, moderato dal prorettore Mario Taccolini, hanno partecipato Agostino Giovagnoli, docente di Storia contemporanea in Cattolica, Stefano Paleari, già rettore dell’Università di Bergamo e membro dell’Istituto Toniolo, monsignor Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica.
Il Seminario di Studio si concluderà giovedì 17 settembre – dopo Sessioni di studio che impegneranno ogni giornata – alle ore 17.00, con il Webinar a più voci – tra cui quella del Rettore – realizzato in collaborazione con gli Alumni dell’Ateneo.

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