Giovedì 3 novembre a Lecco presentazione dei risultati del progetto di reinserimento sociale di persone in condizioni di esclusione e devianza sociale a Garoua e nel nord del Paese

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Al lavoro a Garoua (foto Coe)

Aiutare giovani camerunesi in condizioni di esclusione e devianza sociale a reinserirsi nell’ambito socio-lavorativo del loro Paese. Questo l’obiettivo del progetto (leggi qui) promosso a Garoua e nel nord del Camerun dall’Associazione Coe, finanziato dal Comitato Lecchese per la Pace e la Cooperazione tra i Popoli, con il coinvolgimento di Ingegneria Senza Frontiere – Milano, Cooperativa Sociale L’Arcobaleno e Centre de Socialisation et d’Éducation des Enfants (CSEE) di Garoua. I risultati saranno presentati in un incontro in programma giovedì 3 novembre, alle 18, presso la Sala Dugnani a Lecco (via Mascari 4).

La situazione

Con un’incidenza del 70,7%, la regione del nord del Camerun – di cui Garoua è la capitale – si caratterizza per un alto livello di povertà, superiore rispetto a quanto registrato a livello nazionale (37,5%). In questo contesto, i giovani tra i 15 e i 34 anni rappresentano una delle categorie più vulnerabili: il 59,9% è vittima dell’abbandono o dell’emarginazione scolastica, il tasso di alfabetizzazione si attesta solo al 39,8% e le attività economiche, in cui il 38,9% dei giovani è coinvolto, sono svolte sono nell’1,1% dei casi nel settore formale.

Le difficoltà dei giovani non riguardano solo la mancanza di prospettive economiche, ma derivano anche dalla limitata partecipazione alla vita attiva e ai processi decisionali della società, la cui radice va ricercata in una struttura sociale tradizionalmente gerontocratica e fortemente gerarchica.

Vittime del pregiudizio

Questi fattori spingono molti giovani ad abbandonare le proprie famiglie e a sviluppare strategie di sopravvivenza illegali. Le cause più profonde di questa situazione risiedono nella difficoltà di accesso alla formazione professionale e all’occupazione che richiedono difficoltà ancor più evidenti per i giovani che cercano di emergere da percorsi complessi, vittime della forte stigmatizzazione da parte della società e delle famiglie stesse verso chi è stato in carcere.

I risultati

«Nato per promuovere l’inclusione socio-economica e un lavoro dignitoso per giovani in condizione di esclusione sociale, ex detenuti e ragazzi provenienti da percorsi devianti, a Garoua e nel Nord Camerun – sottolinea Clara Carluzzo, responsabile dell’Area Cooperazione Internazionale dell’Associazione Coe -, il progetto si è articolato in tre assi di intervento: la promozione di opportunità di formazione professionale e tirocinio formativo; il rafforzamento della capacità dei giovani beneficiari di inserirsi nel mondo del lavoro; il rafforzamento del coinvolgimento delle famiglie, delle comunità e delle autorità locali nel reinserimento socio‐economico dei giovani beneficiari. Possiamo ritenerci soddisfatti per le azioni sviluppate su questi tre assi, espressione dell’impegno che l’Associazione Coe ha nell’ambito dei diritti umani anche con altre progettualità. Ringraziamo ora il Comitato Lecchese per la Pace e la Cooperazione tra i Popoli per aver scelto e finanziato questo progetto condiviso con partner del territorio lecchese che hanno partecipato alla realizzazione delle attività in loco e allo scambio formativo con gli operatori camerunesi».

Il programma

Durante l’incontro, oltre alla stessa Carluzzo, interverranno Maria Grazia Caglio (Presidente del Comitato Lecchese per la Pace e la Cooperazione tra i Popoli), Ombretta Pin (Project Manager di Ingegneria Senza Frontiere – Milano), Lucio Farina (Garante dei Diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Lecco), Laura Rigamonti e Sara Maggioni (Educatrici di Casa Abramo – Cooperativa Sociale L’Arcobaleno).

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