Nella Due giorni dei Decani di metà giugno a Seveso sono stati analizzati le modalità di costituzione, il grado di informazione, conoscenza e consapevolezza e le sfide pastorali del futuro

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A che punto è il processo di costituzione delle Assemblee sinodali decanali? Se ne è discusso a Seveso, il 16 e 17 giugno, nella Due giorni dei Decani della Diocesi, a cui hanno preso parte anche i Moderatori e i Segretari dei Gruppi Barnaba e delle stesse Assemblee, analizzando il lavoro fin qui compiuto sul territorio. Nell’occasione è stata presentata una sintesi dei sette incontri fatti nelle Zone pastorali, riletti dai componenti della Consulta Diocesana Chiesa dalle Genti.

I metodi

Là dove le Assemblee sono già state create, per farlo sono stati individuati diversi metodi: richiesta/proposta di candidati da parte della Fraternità del clero; individuazione da parte del Gruppo Barnaba di candidati fra le persone incontrate durante gli ascolti intra ed extra-ecclesiali o conosciute per professionalità, vissuto, esperienza; incontri preparatori e passaggi attraverso laboratori e commissioni. Tra i criteri, si è fatto ricorso a quelli della fraternità corresponsabile, della Chiesa in uscita dai propri schemi e della voglia di confrontarsi e di lavorare in sinergia con le parrocchie.

Si registrano un vissuto generalmente positivo nell’applicazione del metodo della «conversazione spirituale» durante gli incontri, un clima fraterno nei gruppi e la sorprendente simpatia suscitata negli incontri con i cosiddetti «mondi quotidiani».

Le reazioni

La sensazione è che, in una prima fase, la novità sia stata accolta da diversi presbiteri con scetticismo, dubbi e qualche preoccupazione, ma un confronto con i Gruppi Barnaba ha portato a un significativo miglioramento. Anche tra i laici impegnati in parrocchia si sono registrati in alcuni casi scarso interesse e poca conoscenza del percorso, ma in molti altri è prevalsa la disponibilità a mettersi in gioco. I «mondi quotidiani» hanno recepito positivamente la proposta di essere ascoltati, manifestando interesse per il modo nuovo con cui la Chiesa vuole incontrare il territorio.

Tra le novità percepite, Gruppi Barnaba e Assemblee sono viste come concreta esperienza di sinodalità; l’ascolto è la manifestazione di uno stile diverso (in particolare sul territorio, come di una Chiesa che va oltre i confini); il metodo (ascolto-discernimento-azione) ha creato un clima di accoglienza e collaborazione; c’è poi la consapevolezza della fase di cambiamento in corso e la flessibilità che suggerisce di prendersi «il tempo che serve» per avviare un cammino nuovo.

Comunicazione e prossime sfide

Per comunicare il processo in atto si sono scelti quasi sempre canali “istituzionali” (incontri, lettere e volantini, informazione sui media parrocchiali e occasionalmente sui media laici del territorio); ma resta la sensazione che le parrocchie siano scarsamente al corrente del cammino in atto.

Infine, tra le “sfide pastorali” all’orizzonte, l’Assemblea sinodale è chiamata a un efficace funzionamento «per non disattendere alla responsabilità assunta e alla proposta coraggiosa». Al Decanato il compito di mantenere e rafforzare le relazioni con i mondi vitali e tra le Chiese territoriali. La Fraternità del clero deve avviare un dialogo tra presbiteri e laici aperto e libero da pregiudizi reciproci. Gli ambiti pastorali in cui agire prioritariamente sono giovani, educazione, anziani, politica, lavoro e povertà.

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