L’inaugurazione in una serata con l’Arcivescovo a Gorgonzola (anche online). Don Stefano Guidi, direttore Fom: «Sono la categoria che ha sofferto di più per la pandemia, ma oggi tornano protagonisti cui dare maggiore attenzione nelle nostre comunità»

di Luisa Bove

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C’è attesa per l’Anno straordinario adolescenti che coinvolge tutta la Diocesi ambrosiana. A inaugurarlo giovedì 30 settembre alle 20.30 sarà l’arcivescovo Mario Delpini, che chiama a raccolta 265 adolescenti in presenza (questi i posti disponibili) presso il Teatro Argentia di Gorgonzola (via Matteotti 30), mentre alle 21 scatterà il collegamento online per tutti gli altri. Ne parliamo con il direttore della Fom don Stefano Guidi.

Che cos’è questo Anno straordinario?
È l’occasione che le nostre comunità e i nostri oratori hanno per rimettere al centro le persone, e gli adolescenti in particolare. Gli oratori stanno riaprendo, non vogliamo ricominciare dai programmi, ma dando attenzione alle persone, che per noi oggi sono gli adolescenti, la componente più importante e la presenza più significativa dei nostri oratori. Oserei dire, sono la ragione per cui i nostri oratori vivono e si impegnano. Poi ci sono altre ragioni, che non sono secondarie.

Quali?
La prima è quella dell’emergenza educativa che tutti conosciamo. La seconda è quella del cammino che la Diocesi ha avviato per rinnovare e ripensare la proposta pastorale complessiva che viene rivolta agli adolescenti delle nostre comunità e dei nostri oratori.

Gli adolescenti sono la categoria che più ha sofferto durante la pandemia…
Infatti. La ragione principale – se così si può dire – è la considerazione di questa emergenza educativa cui l’Arcivescovo ci ha richiamato nel febbraio 2021, parlandoci dello “strazio dell’impotenza educativa” che tante nostre comunità percepiscono. C’è una situazione di allarme sul vissuto degli adolescenti. Per questo dicevo, non partiamo dai programmi, ma dall’attenzione a loro, dalla condizione reale che stanno vivendo.

Rimetterli al centro significa anche riconoscere da una parte, la loro esigenza di crescere e compiere un cammino e, dall’altra, il ruolo di animatori in oratorio che accompagnano i più piccoli…
Esattamente. Sono una componente essenziale perché non sono utenti, ma protagonisti della vita in oratorio.

Qual è oggi la sofferenza maggiore che vede negli adolescenti?
La fatica maggiore che in questi due anni si è aggravata tantissimo è la ricerca di senso della vita che difficilmente trova una risposta. Questa è la domanda interiore e personale che tanti adolescenti si portano dentro. L’esperienza della pandemia non ha fatto altro che amplificare una solitudine che ora li sta caratterizzando. È una solitudine profonda, spirituale, che si esprime nella fatica di trovare ragioni sufficienti e convincenti per vivere la vita e cercare la felicità della propria esistenza. Direi che questo è il bisogno più profondo che si manifesta attraverso fenomeni che noi chiamiamo di disagio e che dobbiamo imparare a leggere in profondità.

Sempre a causa della pandemia la scuola ha perso diversi ragazzi. L’oratorio e l’Anno straordinario adolescenti può diventare un’occasione per intercettarli o recuperare anche chi già prima era ai margini?
Assolutamente sì. Ma bisogna capire, e mi rifaccio ancora all’Arcivescovo, che dobbiamo fare squadra. Quello che è venuto a mancare a livello sociale è un’idea educativa condivisa, quindi il tentativo – come mondo adulto – è di farci carico dei più giovani, perché stiamo lasciando questa generazione ai margini di un vissuto sociale che si muove su altri fronti. Non ha senso perdere tempo nella competizione tra famiglia, scuola e oratorio. Dobbiamo ripartire tutti insieme.

Avete già un riscontro dalle comunità sull’idea di questo Anno straordinario?
C’è interesse e partecipazione. Altro dato significativo è che questo lavoro di revisione e ripensamento della pastorale degli adolescenti quest’anno lo vogliamo vivere con gli oratori. Quindi gli incontri iniziali hanno l’obiettivo di coinvolgere gli oratori ambrosiani in questo lavoro di scrittura del nuovo percorso. Non si tratta di consegnare dei materiali, ma di provare a scrivere insieme la proposta diocesana.

Questo cammino che si concluderà nel maggio 2022 come lo avete pensato?
Con alcuni momenti iniziali rivolti ai responsabili degli oratori e agli educatori degli adolescenti, poi con incontri a cadenza mensile che prevedono convocazioni a livello diocesano, decanale e locale. L’idea quindi è quella di far vivere agli adolescenti un’esperienza di Chiesa attraverso i diversi livelli di appartenenza. Lo slogan è lo stesso dell’anno oratoriano, «Ama. Questa sì che è vita!».

Ci sarà un momento clou di questo percorso, un evento innovativo?
Oltre all’apertura con l’arcivescovo il 30 settembre, il momento più espressivo sarà il pellegrinaggio a Roma dal 18 al 20 aprile aperto a tutta la Diocesi.

 

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