Dal 15 al 18 febbraio gli incaricati diocesani per il sostegno economico alla Chiesa si ritrovano a Roma. «Ambasciatori di valori», li definisce il direttore del Servizio Cei Massimo Monzio Compagnoni

di Filippo Passantino
Agensir

8x1000

Due anni e tre mesi. Tanto il tempo trascorso da quando avrebbe dovuto svolgersi, a novembre del 2020, il convegno nazionale degli incaricati diocesani e regionali della promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica. Nel gergo lo si definisce «il sovvenire», dal titolo di quel documento dell’Episcopato italiano («Sovvenire alle necessità della Chiesa. Corresponsabilità e partecipazione dei fedeli») che 35 anni fa gettava le basi per il nuovo assetto economico della Chiesa italiana dopo il nuovo Concordato e dopo la legge 222 del 1985, che istituiva l’8×1000 e le Offerte deducibili. Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio Cei per la Promozione del sostegno economico, attende a Roma, dal 15 al 18 febbraio prossimi, circa 300 persone.

Chi sono, direttore?
Sono gli incaricati diocesani del Sovvenire di quasi tutte le diocesi italiane, insieme ai referenti regionali e ai 16 vescovi delegati. Sono quella squadra di persone, per lo più volontari, che sul territorio hanno il compito di sensibilizzare le comunità locali, da quella diocesana a tutte quelle parrocchiali, sull’importanza della firma per l’8×1000 alla Chiesa cattolica e sulle Offerte deducibili.

Un compito impegnativo, specie per volontari…
Assolutamente! Un compito molto impegnativo, soprattutto in questi ultimi anni in cui la pandemia ha reso più difficile coltivare le relazioni e i contatti con le persone, complicando non poco anche le dinamiche di incontro ordinarie dentro le comunità cristiane. Se poi aggiungiamo anche le difficoltà economiche in cui versano moltissime famiglie italiane e le conseguenze che stiamo pagando tutti a causa della guerra in Ucraina, abbiamo un quadro sufficientemente chiaro. È per questo che non vediamo l’ora di riabbracciare in presenza queste persone generose e coraggiose, che avremmo dovuto vedere più di due anni fa. E invece siamo stati costretti, come tutti, solo ai video-collegamenti.

Di cosa vi occuperete nella tre giorni di lavori che vi attende?
Partiremo dalla fotografia della realtà che stiamo vivendo. Una foto per alcuni aspetti decisamente preoccupante, visto che gli ultimi dati disponibili, relativi al 2021 (su redditi 2020), ci danno le firme per la Chiesa cattolica in calo – rispetto all’anno precedente – di circa 260.000 unità, con una percentuale che è passata dal 71,7 al 70,4%. Contemporaneamente le firme destinate allo Stato sono aumentate di circa 220 mila unità, passando dal 3,8 al 4%. La tendenza in cui questo nostro calo si inserisce è iniziata più di 15 anni fa, anche se non aveva mai toccato un valore così alto. Su questo ovviamente dovremo riflettere, oltre che sulle difficoltà in cui continuano a navigare anche le Offerte deducibili per i sacerdoti, che coprono con una percentuale ancora molto bassa (meno del 2%) il fabbisogno globale del loro sostentamento. Però non vorrei che quanto sto dicendo risultasse fuorviante: non sarà questo il tema principale del nostro incontro e del confronto che animerà questo appuntamento romano.

E quale invece sarà il tema centrale?
Sarà il ruolo della nostra rete di referenti locali, che dovranno essere strategici nel percorso formativo di tutta la comunità. Il primo compito degli incaricati del sovvenire è proprio quello di condividere valori, prima ancora di preoccuparsi per le firme o le Offerte. La visione di Chiesa che soggiace a questo sistema di sostentamento è figlia del Concilio Vaticano II e custodisce in sé dei valori importantissimi: la comunione, la partecipazione, la corresponsabilità, la solidarietà, la trasparenza, la libertà, la perequazione. Firmare per l’8×1000 e fare un’offerta deducibile per i sacerdoti sono gesti che costruiscono comunità, che ce ne fanno sentire protagonisti e veramente partecipi, che abbattono le distanze tra i più ricchi e i più poveri e che restituiscono a tutti un’immagine della Chiesa che è davvero una famiglia di famiglie. Questo i nostri incaricati sono chiamati a raccontare: non con la retorica del prete eroe, ma dando il giusto spazio e la giusta attenzione alla realtà comunitaria in cui ogni prete è inserito. Come ci ha ricordato papa Francesco nel Messaggio per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, dobbiamo imparare a parlare con il cuore. «È il cuore – ci scrive il Papa – che ci ha mosso ad andare, vedere e ascoltare ed è il cuore che ci muove a una comunicazione aperta e accogliente». Col cuore dobbiamo imparare a raccontarci, come comunità.

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