Il trattamento, in fase di studio, permetterebbe ai genitori di “imparare” i segnali lanciati dai figli nei primi mesi di vita, un periodo fondamentale per il loro sviluppo cerebrale

di Lorenzo Garbarino

neonato

Psicologi che insegnano ai genitori la lingua dei bambini, un esperimento che potrebbe aiutare le famiglie con figli con disabilità, anche gravi, nei primi anni dell’infanzia. A condurre la ricerca è l’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs) Eugenio Medea di Bosisio Parini, in collaborazione con Fondazione Mondino di Pavia e l’Università di Brescia.

Lo studio si basa sulla tecnica del video-feedback: i momenti di gioco e interazione tra genitori e figli sono filmati per otto sessioni, con l’analisi dei video delegata a uno psicologo, che spiega al padre e alla madre alcuni passaggi cruciali. Prestando attenzione a espressioni, movimenti e gesti si conosce “meglio” il figlio. Imparando gli stimoli a cui è più ricettivo, i genitori diventano al contempo più consapevoli delle potenzialità del bambino nell’interazione quotidiana.

Il campione

Questa ricerca è stata eseguita su un campione di 45 famiglie con bambini con disabilità grave dagli 0 ai 2 anni. Dopo l’intervento con video-feedback, è stato possibile osservare un incremento da parte dei genitori in termini di coinvolgimento emotivo e insegnamento. Tra gli effetti riscontrati c’è anche lo sviluppo dei bambini, risultati più interattivi e meno irritabili agli stimoli dei genitori.

I test sono ancora agli inizi, ma i risultati fanno ben sperare. Soprattutto per i risvolti in termini di carico emotivo. «I genitori – spiega Elisa Fazzi, presidente Sinpia e direttrice dell’Unità operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza Ospedali Civili e Università di Brescia – affrontano un carico emotivo significativo che si manifesta con alti livelli di stress, sintomi depressivi e ansiosi. In secondo luogo, i segnali comunicativi dei loro bambini possono essere poco chiari e difficili da interpretare, causando una risposta non ottimale. Per esempio, la normale intuitiva risposta da parte dei genitori può essere meno immediata, a causa del fatto che a volte l’espressività mimico-facciale è meno decifrabile».

Lo sviluppo cerebrale è un processo che accompagna i bambini dal grembo materno fino ai primi anni di vita. Dalle 28 settimane agli 8 mesi la grandezza del cervello praticamente si duplica. I bambini sono inoltre “sensibili” a ciò che gli accade intorno, e l’ambiente di vita dei neonati è caratterizzato in pratica esclusivamente dal contatto e dagli scambi interattivi con i genitori. È stato dimostrato che stress precoci possono modificare la futura reattività del bambino. In questa fase dove lo sviluppo cerebrale risulta più “malleabile” anche a fattori esterni, quindi, il trattamento riabilitativo ha il massimo impatto.

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