Nell’area della storica cascina un nuovo progetto concilia sviluppo, accoglienza, inclusione sociale e cittadinanza attiva. Previsti anche restauri al nucleo del Monastero

Monlué

di Luisa Bove

Da piccolo borgo rurale del 1200 a corte del bene comune nel 2022. È ciò che diventerà Cascina Monluè, su un’area di 3700 mq nel quartiere Forlanini, alla periferia est di Milano. Presentato oggi, nella bellissima sala capitolare, un grande progetto di sviluppo di comunità, inclusione sociale e cittadinanza attiva, alla presenza di monsignor Carlo Azzimonti (Vicario episcopale della città), Giancarlo Tancredi (assessore comunale alla Rigenerazione urbana) e Stefano Bianco (presidente del Municipio 4).

Cinque ambiti

Per rispondere alle esigenze del territorio il progetto «La corte del bene comune» si articola su cinque ambiti: lavoro (favorendo persone fragili e a rischio di emarginazione sociale); housing (accoglienza residenziale in vista dell’autonomia, rivolta a disabili, donne sole con figli, minori stranieri non accompagnati, bambini e ragazzi affidati dal Tribunale per i minorenni); ospitalità (nuova forma di turismo accessibile e sostenibile, con azioni specifiche per le scuole); cultura (attività di aggregazione e di carattere culturale attraverso eventi, concerti, feste, mostre, presentazioni…); comunità (incontri di formazione, socializzazione, giornate di teambuilding).

Monlué

Il complesso

I partner

La start-up, durata tre anni, ha visto la costituzione dell’impresa sociale Cascina Monluè, con diversi partner già attivi sul territorio che ne condividono valori e finalità: si va dal consorzio Farsi prossimo di Caritas ambrosiana all’associazione La nostra comunità, dalle cooperative sociali Lo specchio, Spazio aperto servizi e Dolfin ad altre realtà come la parrocchia di San Lorenzo, La grangia e una rete di famiglie.

Quella che era un grande azienda agricola monastica (la “grangia”), con annesso il Monastero e l’Abbazia fondata dai frati Umiliati di Santa Maria di Brera nel 1267, diventerà un progetto di riqualificazione con tanto di restauro, perché si tratta in parte di un “complesso edilizio con valore storico-testimoniale”, pertanto soggetto al vincolo dei Beni architettonici e paesaggistici.

I lavori

«Il cantiere durerà almeno 30 mesi – spiega Giovanni Carrara, presidente dell’impresa sociale Cascina Monluè – e presterà molta attenzione all’estetica del contesto. La stessa sala capitolare, già restaurata dalla parrocchia di San Lorenzo, è attigua a un’altra ala che richiede un restauro, perché appartiene alla parte originaria del Monastero e ha un particolare pregio architettonico, artistico e culturale».

Monlué

La sala capitolare

La cascina, che risale all’Ottocento, sarà dunque tutelata, nel desiderio che «la gente del quartiere possa tornare a frequentare quei luoghi carichi di significato per diversi motivi, senza dimenticare la spiritualità che questo sito ha nella sua origine e nella storia attuale della parrocchia».

Il ruolo di Comune e Diocesi

Il Comune di Milano cede in concessione all’impresa sociale la cascina per 50 anni, mentre la Diocesi – proprietaria del locale sovrastante la sala capitolare – passerà da un contratto di comodato a concessione. «È bello che Comune e Diocesi concedano un bene a realtà del Terzo settore, espressioni in gran parte del territorio, per realizzare questo progetto», commenta Carrara.

Monlué

Un particolare del porticato

Il costo stimato è di oltre 6 milioni di euro, un prezzo lievitato anche per le difficoltà dell’attuale momento storico. A maggior ragione, per il presidente si tratta di «un’operazione di grande coraggio che gli enti stanno avviando». Oltre a fondi propri degli enti partner e a mutui, «speriamo di trovare sostegno da fondazioni del territorio (da Cariplo in giù), ma anche da aziende e privati cittadini: insomma da chi si riconoscerà in questo progetto che permetterà di restituire alla città un pezzo importante di storia perché possano fruirne tutti».

 

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